Ri-formare Milano, i progetti del Politecnico per le aree abbandonate

Cronaca

Milano 29 Aprile – “Milano non è un cumulo di rovine come la Roma di Piranesi. Tuttavia, mentre la giunta Albertini aveva lasciato progetti da realizzare che caratterizzano oggi lo skyline, la giunta Pisapia lascia un Monitoraggio di 262 aree o palazzi abbandonati (ai quali ne vanno aggiunti 82 non censiti)” Inizia così un articolo di Pierluigi Panza sul Corriere.  E c’è da osservare che detto monitoraggio durato cinque lunghi anni, convalida l’opinione di quanto sia stato difficile per la Giunta attuale passare dall’osservazione ai fatti e quanto sia sconosciuto il concetto di sinergia tra le varie risorse della città. Ad esempio quelle offerte dal Politecnico, Scuola di Architettura, che offre studi e soluzioni molto utili per il futuro sindaco. L’articolo spiega “. Negli ultimi due anni, e ancora in quello in corso, la facoltà di Architettura, presieduta da Ilaria Valente, sta elaborando tesi e materiali didattici sul progetto «Ri-formare Milano» (coordinato da Corinna Morandi con Barbara Coppetti, Paolo Mazzoleni), finalizzato ad avanzare soluzioni per questi 262 luoghi in abbandono. Alcuni dei lavori, frutto di laboratori, sono disponibili sul sito www.riformaremilano.polimi.it e sono presentati nell’ambito della manifestazioni della Triennale.

Le architetture sono come un corpo vivente, sosteneva il filosofo Georg Simmel, e fin dal XVIII secolo le architetture in rovina sono state considerate metafore del tramonto della vita e delle civiltà. Sebbene anche le rovine siano accettabili testimonianze in un contesto urbano ben gestito, Milano, fino ad oggi, non è stata una città di «venerabili ruine». Per cui sulle aree abbandonate si è portati a intervenire. I luoghi abbandonati sono costituiti da immobili industriali (Porto di Mare, Rubattino, Mecenate, Raffineria Roma), artigianali, ex cinema (Luce, Maestoso, De Amicis, President, Adriano…), servizi, cascine (Boffalora, Palma, Quintosole, Grangia…), uffici ex Fabbri, ex Pirelli, Treni alta velocità…), abitazioni, piccole attività (depositi, officine, Residence Leonardo da Vinci, ex banca di via Agudio, Poste di piazzale Accursio, distributore di benzina di via Arzaga…) e 600 mila metri quadrati di verde inutilizzato nell’ex piazza d’armi Perrucchetti davanti all’Ospedale di Baggio. In «Ri-formare Milano», attività di ricerca svolta in accordo con la giunta e l’ordine degli Architetti, ci sono idee e progetti per molti di questi immobili.

Per l’ex piazza d’armi, ad esempio, i progetti «Urban Leaf» e «City filds»suggeriscono un collegamento con il verde agricolo attraverso la realizzazione di percorsi di collegamento che rendano fruibile l’area, mentre il progetto «Re-cycling slums» disegna un metodo (pensato insieme al noto architetto Yona Friedman) adatto a quest’area e anche ad altre: è quello dell’«assisted squatting», ovvero chi è interessato alle aree presenta un progetto e viene assistito da professionisti indicati dal Comune. Per la ex caserma Montello si va dalla proposta per la costruzione di una moschea-centro islamico a «In(out)side Montello», proposta per residenza e coworking; per lo Scalo di San Cristoforo (come per altri scali) si presentano progetti di hub (come «Urban Green Infrastructure») pensati come luoghi di rigenerazione urbana oppure un «Centro Giovani» o una «Library» di zona in vetro. Per la ex Borletti si va dalla creazione di una «Stanza urbana» che conserva il perimetro esistente al progetto di «Sublimazione del vuoto», ovvero la creazione di uno spazio sospeso per ospitare eventi espositivi. Per l’area abbandonata di via Polidoro da Caravaggio si propone una corte pubblica ribassata con intorno un centro civico, spazi commerciali e di nuova residenza. Per l’ex Banca Nazionale del Lavoro di piazzale Accursio si suggeriscono la nascita di una «Cité de Refuge», ovvero uno spazio temporaneo per accoglienza ai migranti, oppure «The Ribbon», creazione di un nastro di edifici multifunzionali, o una «Accursio Promenade» per attivity pocket o un polo di smart mobility con un edificio a finalità pubblica. Per un ex cinema come l’Adriano (chiuso dal ‘79 e poi ludoteca) si è progettata la trasformazione in un teatro, oppure un’agorà coperta o un centro sinfonico. Tra i progetti per il recupero della Cascina Sella Nuova si suggeriscono un’area attiva per l’educazione alimentare oppure un hub agricolo per giovani o servizi legati alla didattica agricola. Questa attenzione a una agricoltura 2.0 è certamente da valorizzare nella città metropolitana. E poi ci sono progetti per il mercato rionale del QT8 e per l’ex distributore Agip di piazzale Accursio (sul quale si sono mossi i privati).

Insomma, un caleidoscopio di idee elaborate da studenti e docenti certamente non tutti proprio realizzabili e, talvolta, espressioni grafiche di «parole chiave» anglofone un po’ alla moda. La direzione suggerita, comunque, è quella di una Milano che cresce meno in altezza e più negli interstizi e nelle complessità di una tarda e relativistica postmodernità.

Milano Post

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