Boeri, le pensioni ed il grande furto

Economia e Politica

Milano 21 Aprile – Hanno fatto scalpore le parole di Boeri sull’età in cui i trentenni di oggi dovrebbero andare in pensione. 75 anni sembrano moltissimi. Soprattutto per avere pensioni comunque da fame. È il contributivo, bellezza, verrebbe da dire. Ma sarebbe qualunquismo piuttosto stupido. Il vero problema è che viviamo nel più grande ed assurdo schema Ponti che la storia ricordi. Da cui, ormai, non possiamo più uscire senza sacrificare una generazione. E, siccome sarà la mia, ci tengo a spiegare il problema. Facciamo un passo indietro, fino al momento in cui le pensioni vengono istituite. È il 1800. Siamo in Austria. La regina Teresa d’Austria ha una grande idea, ad una certa età lo Stato ti mantiene. In cambio devi pagare dei contributi. Più o meno. Non prendete alla lettera, ma il meccanismo in nuce è questo. Solo che quando si parte una generazione di anziani già c’è. Quindi il sistema è vocato a guardare all’indietro. Questo può essere corretto in molti modi. Il principale è far finire i contributi in un grande calderone, un fondo pensione, investire i soldi e dividere i guadagni. E le perdite. Oppure si può decidere di non fare assolutamente nulla, e lasciare che ogni generazione paghi le pensioni di quelle prima. In Italia abbiamo scelto la seconda ipotesi. Questo fa sì che ragionamenti tipo “la pensione me la sono pagata con i contributi” in Italia, sia clamorosamente falsa. Ma a peggiorare il quadro ci si è messa la scelta, difesa fino alla fine, di pagare le pensioni non sulla base del versato, ma dell’ultimo stipendio. O una media di stipendi. Il famigerato retributivo, poi abbandonato, ha solo peggiorato la situazione. Arrivati al collasso, si è deciso di metterci una pezza. L’ultima sarta è stata la Fornero.fornero-527611.660x368

La Fornero porta il contributivo, tanto versi, tanto prendi. Ma lo porta in maniera stupida e tipicamente dirigista. Io non posso mettere quando voglio. Lo Stato è una droga che dà assuefazione, dopotutto. Quindi per uscire devo totalizzare una pensione da 1200 e rotti euro. Se mi accontento di 1100 fatti miei. Lo Stato non ama perdere. Quindi sarò costretto a lavorare fino a 76 anni. In ogni caso, non è detta l’ultima parola. Da qui ai miei 76 anni ci sono 45 anni di distanza, quante riforme pensionistiche si possono fare in tutto quel tempo? Inoltre, possiamo davvero prevedere quale sarà la vita massima? Io dico di no. La situazione, calcolata di base oggi, è sicuramente quella descritta da Boeri. Quella reale tra quarant’anni non lo sa nessuno. Di certo, come dicevo, siamo in uno schema Ponzi.  Cos’è? Uno schema truffaldino in cui si pagano i primi investitori con i soldi dei successivi investitori. È una  truffa perchè se si restringe la base dello schema piramidale salta tutto. Ecco, avete presente quando si parla di “denatalità”? Ottimo, il sistema Ponzi sta saltando. Ricordiamolo. Salta perchè le pensioni si basano sull’estorsione, non sulla creazione di valore tramite investimenti. Questo è il vero problema. O si esce dalla mentalità di rapina e si passa ad un sistema a capitalizzazione, oppure 76 sarà ancora una previsione ottimistica. E non basterà tutta la popolazione Africana per evitarlo.

Una chiosa in chiusura. Una volta un assicuratore mi chiese cosa avrei fatto per tutelare la mia posizione pensionistica. Risposi che l’unico tipo di previdenza che mi convinceva era diventare ricco. Ecco, la Fornero la pensa come me. Fateci un pensierino anche voi.

 

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