Milano in bianco e nero: le foto della memoria di Virginio Carnisio

Cultura e spettacolo

Milano 13 Aprile – Giuseppe Di Matteo su Il Giorno ci restituisce il ritratto di un grande fotografo milanese, Virginio Carnisio, con la sensibilità che è memoria e nostalgia. Ne proponiamo l’articolo: “Per fotografare la memoria di Milano Virgilio Carnisio aspettava appositamente la pausa pranzo. Era allora che si svestiva dei panni di dirigente assicurativo e imbracciava la sua rolleiflex, con la quale amava fissare in un istante l’anima della sua città attraverso alcuni scatti, spesso “rubati” per sfuggire alla rabbia di qualche portinaia sospettosa. Classe 1938, Virgilio ha cominciato prestissimo a occuparsi di fotografia, quando non era nemmeno ventenne. Lo appassionavano molto i cortili e gli anfratti più nascosti, che allora vivevano di panni stesi e canti alcolici nelle osterie, case di ringhiera, arrotini, vecchi trani.

Milano in bianco e nero 1Era la Milano degli anni ’60 e ‘70, da sempre rifugio e sollievo di un’immigrazione nevrotica affamata di lavoro, con poche automobili e insegne bene in vista che oggi apparirebbero fuori moda, come certe parole: portineria, latteria, e così via. Un mondo che viene raccontato nella mostra fotografica “Vie ed interni”, di Virgilio Carnisio, a cura di Roberto Mutti (in collaborazione con Fondazione 3M). «Ho visto Milano mutare in questi anni – ricorda Carnisio – e questa mostra vuole essere l’omaggio di un uomo innamorato di una città che ha distrutto più volte se stessa. Penso, per esempio, alla chiusura dei Navigli agli inizi del Novecento, frutto di una borghesia imprenditoriale milanese che aveva preso il posto del mondo austriaco e che già allora ragionava con altri criteri, e mi riferisco soprattutto a quelli del profitto.

Milano in bianco e neroA me, comunque, piacevano moltissimo gli anni del dopoguerra: si frequentava l’oratorio, se non altro per avere un campo di calcio quasi regolare, e per strada, si giocava a tollini e a biglie». Eppure di quei tempi, durante i quali la bicicletta era «uno strumento di libertà» per viaggiare alla scoperta di mondi incredibili, qualcosa oggi rimane, pur nel passaggio delle imamgini dal bianco e nero al colore. La cose sono cambiate ma il profumo c’è ancora. «Anche per questo ho deciso di immortalare nelle mie foto i nomi delle vie e i numeri civici – precisa Carnisio – sicché sarà più facile rendersi conto dell’evoluzione della città che, anche grazie a Expo, ha saputo rinascere con un nuovo spirito di civiltà».
Presso Aim, via san Vincenzo 13

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