Vieni avanti, Majorino

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Milano 1 Aprile – Una comunicazione agghiacciante in casa PD. Ti ricordi com’era Milano? Avanti Milano! Sotto il ricordo una cartolina sul passato. E poi una menzogna sul presente. Sul futuro un silenzio imbarazzato. Probabilmente la fretta ha fatto partorire alla gatta figlioletti ciechi, perché delle due immagini date alla stampa, una incarna la svista più assurda del secolo. Tra i grandi successi vantati c’è Piazza Gae Aulenti. Con, sullo sfondo, lo skyline della città. I tanto vituperati grattacieli. Vituperati da loro, si intende. Loro che oggi li prendono come simbolo. Ed in effetti, va detto, quei grattaceli sono un simbolo. Sono il segno di quanto ipocrita, sfacciata ed arrogante sappia essere la sinistra.milano com'era Sopratutto quando sbaglia. Ovvero quasi sempre. Come ha sbagliato Majorino lo slogan, così sbaglia l’intera linea comunicativa il PD. I Milanesi ricordano perfettamente quando Milàn l’era una gran Milàn. E ne hanno un’infinita nostalgia. Hanno nostalgia di quando potevano uscire serenamente la sera. Di quando c’erano le pattuglie miste. Dell’esercito, delle forze dell’ordine in strada e non a vessare i commercianti. Dei biglietti della metro ad un euro. Della città meno tassata d’Italia. Di una città che i consolati non sconsigliavano di visitare. Di una città che non consentiva le occupazioni abusive. E così via. Milano era grande, un tempo. Ora è tempo di farla tornare grande di nuovo. Ma la strada non può certo essere quella di continuare con Pisapia. Siamo chiari, il PD per primo non si può permettere di continuare su quella via. Non ha la carica ideologica, l’accanimento militante o lo zelo per continuare a fare piste ciclabili e rave party per non affrontare i problemi. Certo, candida capolista Majorino, il meno Renziano della compagnia. Ma anche questo suona coma il pallido tentativo di smarcarsi da un capo del governo che del capolista se ne frega perché ha imposto il candidato Sindaco. Già, il candidato sindaco. La negazione vivente e militante di tutti gli artifici retorici sinistri. Di tutte le rivoluzioni Arancioni. L’esecutore fallimentare di un sogno che ha lasciato lo spazio alle cartoline che ricordano alla gente com’era grande Milano quando era immensamente azzurra. Insomma, quando di Majorino non sapeva cosa farsene.

L’ultimo fuoco d’artificio della serata lo lancia il segretario cittadino Bussolati, che propone i progetti per dieci città. Evidentemente, rovinatane una, hanno deciso che fermarsi era da dilettanti. Così puntano a moltiplicare le cose da distruggere, determinati a dimostrare a tutti quelli che dicono che si è toccato il fondo che si sono sbagliati immensamente. Loro sono più che equipaggiati per mettersi a scavare.

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