Ecco il boom dell’eroina di Allah a Milano. La vendono gli africani alle Colonne di San Lorenzo nel disinteresse di Sala e della sinistra

Milano

Di Claudio Bernieri

Milano 19 Marzo – Il revival  va in scena alle Colonne: qui la fumano, la sniffano, la cercano i ragazzi dello sballo. La vendono gli africani, le “risorse” arrivate con i gommoni express. Pusher portati  gentilmente in Italia dalla Marina Militare, i cui ammiragli sono rosi dalla vergogna. L’eroina è tornata in silenzio e dilaga in città: è raddoppiato in un anno il numero di quindicenni che ne fanno un uso continuato, sono ormai 9.000 in Italia.Si chiama l’eroina di Allah.

colonne1Le nuove vie dalla droga passano per l’Africa e  dalla Libia i terroristi islamici la inviano in Italia, per destabilizzarla.  I dati  recentemente  diffusi dal Consiglio nazionale delle ricerche parlano chiaro:  31mila teenager  l’hanno provata almeno una volta nel 2015 (in 20mila l’hanno addirittura presa dieci volte nell’ultimo mese).  E  gli under 35 che l’anno scorso hanno assunto eroina sono arrivati a quota 300mila, triplicati dal 2011. La droga che ha decimato una generazione tra overdosi e Aids, negli anni ha cambiato a Milano veste e forme. E ora entra nelle case di studenti e lavoratori e nei weekend dello sballo a Milano: ma sempre più spesso senza le siringhe e l’immagine del tossico emarginato.

Basta recarsi nello zoo delle Colonne di san Lorenzo, dove testimonial come Granelli, Sel e la giunta arancione, hanno imposto una zona free per le droghe leggere e il consumo di alcool. Ed ecco il risultato: la droga viene  vissuta senza timori dal popolo della notte.

colonneSono sballati, tiratardi, ex militanti del 68, ex tutto,  il popolo della sinistra chic  e  i rapper emarginati, le casalinghe, i radical chic, i fattoni, i punkabbestia.

Lo zoccolo duro dello sballo, della  sinistra-sinistra. Sono i clienti della eroina di Allah.

I clan nigeriani, padroni della zona, la impongono ora  addirittura alla ‘ndrangheta storica che ancora  controlla i  bar dove viene venduto lo sballo al popolo della notte: birra taroccata made in Pakistan e “neve”.

Sponsor inconsapevole della tragedia, la signora Boldrini che dal suo scranno alla Camera blatera di accoglienza, di risorse, di invasione necessaria. Sponsor storici, alcuni consiglieri di Sel che hanno impedito negli anni che il bubbone delle Colonne di san Lorenzo venisse sanato con una cancellata e una repressione dura.

L’invasione e la movida  si sono sommate,  e hanno  prodotto il revival: il buco, la spada, il pusher, il cavallo, il flash,  l’overdose, la morte.

Ci avevano pensato due anni i gorilla dello Zam, il centro sociale che in combutta con la ‘ndrangheta di Rozzano voleva di nuovo aprire lo spaccio di droghe pesanti al parco delle Basiliche. I gorilla antagonisti avevano occupato una scuola elementare dismessa: stoppati dalle firme di 250 negozianti che avevano intuito il pericolo. Dietro la sinistra antagonista  e i centri sociali tanta cari a Majorino c’era la malavita organizzata.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Ora ci riprovano con un certo successo i clan nigeriani e senegalesi: vendono sotto gli occhi di tutti eroina alle Colonne di san Lorenzo. La zona è off limits per le forze dell’ordine. Sel impone una zona free per lo spaccio di fumo, per i bongos e lo sballo.

Ma come si spiega il boom dell’eroina di Allah a Milano? Caterina Pasolini su Repubblica recita il mea culpa (il giornale è sempre stato un gazzettino dello sballo e del pensiero debole radical chic ) e spiega, compunta e  allarmata, in un documentato servizio il revival del “buco”.

«Questo accade perché in Italia non si fanno sempre meno politiche di educazione ai rischi collegati all’uso. I ragazzi non sanno e, perso il senso del pericolo, fumano hashish o eroina come se non ci fosse differenza. La cosa allarmante è il poco scarto tra chi l’ha provata una volta, 1,6% dei quindicenni, e chi la prende dieci volte al mese, 1,2%. Segno che ormai sono agganciati», spiega alla Caterina Pasolini  la dottoressa  Sabrina Molinaro, dell’Istituto di fisiologia clinica del Crn, studiosa del fenomeno.

Una realtà dalle molte facce. A Milano i ragazzi vanno in Svizzera a comprare sciroppi legali con oppiacei per farsi la purple drank cantanta dai rapper tanti amati dalla sinistra chic. A Palermo o Asti  invece sniffano antidolorifici all’ossicodone tritati. Ma quello che unisce nord e sud sono i pusher: hanno cambiato logica di mercato. E sono 2africani. E puntato sui locali della movida.

«Creano prodotti nuovi per fidelizzare i clienti, all’inizio a loro insaputa. Dopo aver visto crescere la tendenza a chiudere la serata con una sniffata di eroina per calmare l’eccitazione da cocaina e pasticche, chi vende ormai fa dosi preconfezionate: hashish mischiato con white o brown sugar, erba bagnata nel metadone, a volte resti di acidi. Sei convinto di farti solo una canna un po’ più forte e diventi dipendente», sottolinea Roberto Mineo del Ceis, centro di prevenzione e riabilitazione nato 40 anni fa.

Insomma, rivela Repubblica, al centro dello spaccio ci sono sempre i locali della movida selvaggia.

Una categoria chiaccherata e certamente infiltrata dalla criminalità organizzata: i locali tra via Emilio Gola, il Naviglio e corso Ticinese sono sempre di più usati come lavanderie di soldi sporchi dalla ‘ndrangheta nel disinteresse delle istituzioni.

E gli adolescenti  passano al consumo dell’ero da pasticche a psicofarmaci, canne con o senza eroina e alcol, con la convinzione di scegliere, di sapere dosare.

«E purtroppo non è così. I ragazzi non hanno memoria di cosa sia accaduto in passato, non hanno gli anticorpi per difendersi e così consumano eroina come fosse una delle tante sostanze che si prendono in una serata di svago, una birra, un energy drink, senza sapere quanto velocemente arrivi la dipendenza», dice Giorgio Schiappacasse, psichiatra al servizio delle dipendenze dell’Asl di Genova dove si occupano di 800 giovani sotto i vent’anni consumatori anche di oppiacei.

Genova, un’altra città invasa dai senegalesi, un clan violento che impone un controllo mafioso alla città amministrata da una giunta rosso- arancione.

Secondo le  stime di Schiappacasse per uno che si cura, cinque restano lontani convinti di non aver bisogno di aiuto. Sono ragazzi che hanno cominciato anche a 15 anni comprando la roba nelle piazze del centro prima come antidoto delle serate troppo su di giri per poi sceglierla per i suoi effetti stordenti. La pagano venti euro la dose in Liguria e a Bologna, anche 35 a Milano, mentre nel torinese anche solo 5 euro. Prezzi bassi per allargare il mercato, la metà di quanto costa la cocaina.

Operatori di Onlus e medici delle Asl che lavorano nei Sert, sulla strada, raccontano realtà di provincia e metropoli. Dove lo spaccio avviene ancora nei luoghi della movida, anche se spesso basta una telefonata al pusher e non ci sono più i ghetti dei disperati in cerca della moneta per la dose, ma giovani che consumano droghe in cocktail. Le denunce arrivano anche dagli operatori del gruppo Abele di Don Ciotti, da chi lavora nelle unità di strada di onlus come La Rupe di Bologna dove ricordano ragazzini di 14 anni con già mesi di eroina alle spalle. Uomini e donne che battono i quartieri, vanno nelle le scuole, chiedono e soprattutto ascoltano, lasciano questionari rigorosamente anonimi. Cercano di cogliere e intervenire prima che i numeri ufficiali testimonino che è troppo tardi.

«Perché l’esperienza ci dice che fumare l’eroina è solo un passaggio prima o poi si rischia di tornare la buco», sottolinea la dottoressa Simonetta Frattini, del Serd di Roma che ha 18 unità di strada, una dedicata solo ai rave. E lo conferma la dottoressa Molinaro del Cnr: tra i giovanissimi sta tornando anche la siringa «e i ragazzi si iniettano di tutto».

Ma chi sono questi ragazzi? «Quelli che incrociamo hanno tra i 17 e i 20 anni, studiano o hanno un diploma ma dopo spesso non trovano lavoro. Sono per lo più maschi, anche se le ragazze stanno aumentando sensibilmente», racconta Leopoldo Grosso a Repubblica: Grosso è uno  psicologo del gruppo Abele di Torino creato da Don Ciotti nel 1965, ha visto l’eroina tornare partendo dalla riviera adriatica arrivando a riconquistare il Nord. E davanti ai numeri, alle storie, alla droga dell’oblio vissuta come una sostanza normale, si moltiplicano le voci che denunciano la mancanza di prevenzione e di informazione. Dagli studiosi ai tecnici tutti chiedono che la politica si muova «prima che sia troppo tardi».

Ovviamente la radicaletta Pasolini cita solo le onlus alla moda, di tendenza, di sinistra, che affiancano l’Invasione e tacciono compiacenti sui clan nigeriani e senegalesi, il motore dello spaccio di eroina : ma proprio  in conseguenza  dell’invasione, con l’arrivo dei clan africani che vedono nell’Italia una buona occasione per sviluppare il mercato delle droghe pesante, l’eroina si sta diffondendo.  Grava sul fenomeno l’irresponsabilità.

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