Letizia Moratti presenta il suo libro: “Milano tra storia, realtà e sogno”

Cultura e spettacolo

Milano 9 Marzo – L’ex Sindaco Letizia Moratti presenta il suo libro “Milano tra storia, realtà e sogno” che vuole essere un contributo alla città e rilascia un’intervista al Corriere della Sera. Per parlare di progetti, di welfare, di verde e della sua visione della città, esaltandone storia e potenzialità. Proponiamo ampi stralci dell’articolo perché di grande interesse

Letizia Moratti scrive un libro e ti aspetti che parli della sua esperienza di ministro, presidente Rai e sindaco. Cheletizia-moratti racconti della sua famiglia e del suo impegno nel volontariato. Invece «Milano tra storia, realtà e sogno», una conversazione con Maria Luisa Agnese in libreria da oggi, vuole essere un «contributo alla mia città». Un filo ragionato che racconta la storia di Milano evidenziandone potenzialità e talenti, parlando di welfare e verde, innovazione e cultura, periferie e nuove occupazioni. Un filo che, passando dall’esperienza di Expo porta diritto al 2030, anno fissato dalle Nazioni Unite per la nuova agenda di obiettivi: «Milano può diventare campione dell’agenda Onu 2030. Essere un modello di crescita sostenibile basato sui pilastri dello sviluppo economico, dell’inclusione sociale e della tutela dell’ambiente».

Da dove si parte?
«Dal nuovo percorso che ho avviato quando ho cominciato a ragionare sul futuro di Milano. Ho studiato modelli, riletto relazioni economiche, analizzato esperienze di molte metropoli del mondo. Il primo passo è che bisogna andare oltre il Pil, servono altri indici per studiare il benessere delle persone e bisogna pensare a nuovi modelli economici».

A cosa si riferisce?
«Il professor Stefano Zamagni e l’economista Jacques Attalì hanno teorizzato sistemi di welfare innovativi che ho studiato e di cui ho parlato anche con loro. Un cattolico e un socialista parlano il primo di economia sociale e l’altro di economia positiva: il fatto che, partendo da radici diverse arrivino a proporre modelli simili fra loro, spiega quanto sia necessario andare verso le esigenze delle persone e delle comunità. Bisogna pensare a strade nuove».

Nel suo libro confronta Milano a molte città su sicurezza, verde, welfare, qualità della vita, perché?
«Milano si raffronta con le grandi metropoli del mondo ed è giusto analizzare tutti questi aspetti per capire dove si possa migliorare, per comprendere i punti di forza e le attuali debolezze, per permettere davvero alla nostra città di essere il campione dell’Agenda Onu 2030».

Perché Milano?
«Perché ha grandissime potenzialità. Milano rappresenta il 10 per cento del Pil italiano e ha un tasso di innovazione che è più del doppio della media nazionale. Il welfare milanese è avanzato, qui sono nate la prima banca del sociale e la prima banca per gli immigrati. Milano è città dell’inclusione sociale, della cultura e dell’innovazione».

Che cosa pensa dei candidati sindaco in campo?
«Per fare il sindaco a Milano occorre un’esperienza ampia e diversificata nelle istituzioni, in politica e in economia, e servono esperienze manageriali e imprenditoriali».

Quindi, Parisi?
«Ho tracciato un identikit».

Ma lei non si schiera?
«Non farò campagna elettorale ma, a tempo debito, se mi verrà chiesto dirò da che parte sto».

Nel libro fa un veloce accenno alla mancata rielezione a sindaco: ha rimpianti?
«Io non rimugino mai. Ma quella esperienza è alle spalle: mi avevano anche riproposto la candidatura per il 2016 ma sto lavorando su altro».

Il suo sogno per Milano?
«Mi piacerebbe che la città diventasse una sorta di Silicon Valley focalizzata su tematiche connesse alla qualità della vita e alla sostenibilità. Penso a un museo di arte contemporanea che possa rappresentare lo slancio verso il futuro che la città ha sempre dimostrato di possedere. E vorrei anche che Milano avesse un suo Central Park, luogo di aggregazione per i cittadini, ma anche punto di riferimento turistico della città».

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