Sala si è fermato a Rho

Milano Politica

Milano 4 Marzo – Oggi l’invisibile candidato uscito vincente dalle primarie di centrosinistra ha battuto un colpo. Sarà stato un grosso sollievo per chi ci lavora, soprattutto per chi ha dovuto compiere lunghe e spesso disagevoli traversate per farlo, evitare lunghe ed estenuanti sedute medianiche per parlarci. Dunque il primo dato è che il nostro è in vita. Ed è anche agguerrito. Dicono. Distinguere un’emozione in quel distinto volto da contabile non è proprio semplicissimo. Comunque ieri mattina Sala ha parlato con Repubblica. È la prima intervista organica dalla presentazione del suo rivale Parisi. Era un momento importante, Parisi aveva dato spunti concreti, sia di stile che di contenuti. Ci si aspettava che dall’altra parte si facesse altrettanto. O almeno, chi scrive se lo aspettava. Sala evidentemente non l’ha trovato granchè rilevante. Non una parola sulle periferie. Non una sillaba sulle priorità della città. Niente. Ci sono stati tre filoni. Il primo sono le beghe interne alla sua non-coalizione. Che si divide in lui, la sinistra della Balzani e la sinistra-sinistra. Da qui parte un interessante gioco delle tre carte su come combinare il cavolo, la capra ed il lupo. Interessante per lui. Dubito freghi qualcosa agli elettori. Il secondo capitolo sono gli insulti agli avversari. Sala si ambienta facilmente nella melma arancione, va detto. Sostiene che dietro Parisi ci siano volti inquietanti. Qui consentitemi una parentesi. Sala è stato city manager con la Moratti. E con tutta la squadra che sostiene Parisi. Allora li trovava inquietanti? O finchè gli pagavano lo stipendio erano perfettamente rispettabili, mentre oggi, che rischiano di negargli il posto da Sindaco, sono diventati lo spauracchio?  Comunque, è, in realtà, comprensibile la sua posizione. Quando devi abituarti ad avere dietro le spalle quelli del Leonka, i capi delle famiglie Rom di via Idro e degli altri campi nomadi, la Balzani, Majorino, Granelli e via di cinquanta sfumature di rosso, i visi puliti, onesti ed aperti che stanno dietro Parisi un po’ ti inquietano. Se non altro perché sono lì a ricordarti quanto tu stia dalla parte sbagliata. Inoltre, dopo che Parisi aveva vietato gli attacchi personali all’altra parte, sembra un atto di meschineria intellettuale prendersela con i supporter. Mai ci sogneremmo, pur se a ragione, di accusarlo di assoldare mercenari e mercenarie nel suo staff. Noi abbiamo uno stile. Ma nonostante la gaffe, è il terzo filone a colpire.

Si è parlato di Expo. Un sacco. Quasi solo di quello, fatta salva la sfilza di domanda su questioni di bottega loro. E questo non è un caso. È l’unico momento in cui Milano, da lontano, si affaccia nella conversazione. Ecco, Milano. La nostra città è poco più di un pretesto per scatenare l’animo gruppettaro della sinistra. Ovvero di chiunque in quell’intervista, salvo Sala. A nessuno viene in mente che delle loro beghe casalinghe nulla interessi agli elettori. Dopotutto, per loro, il Partito è la stella Polare. Quindi la campagna trasloca a Rho, per dimostrare che Expo è stato un successo Renziano e che il dopo Expo (in cui non si sa come si pagherà lo smantellamento dell’esistente) trasformerà l’area nella città del progresso. Il resto, i problemi, i bisogni, la viabilità, il commercio ucciso di tasse ed il verde soffocato da degrado ed animali infestanti, come ratti e nutrie, non tocca minimamente l’interesse né della cronista né dello Staff. Quindi passa in cavalleria. Prepariamoci, la sua campagna sarà così. Sala dopotutto non è un candidato, è un alibi. Sapendo di non poter ripetere l’exploit arancione Renzi ha ripiegato sul grigio, l’estrema sinistra sul rosso, tonalità toga pare, e Repubblica sul marrone Occhetto, con le liturgie da PCI vecchia maniera.

Ed in tutto questo il candidato è la passività fatta persona, un convitato di pietra a cui tutto scivola sopra. Ci ha spiegato quale sia la differenza tra un manager ed un politico. Ai Milanesi l’onere di restituire il favore, spiegandogli la differenza tra lui ed un uomo di successo. Come Parisi, ad esempio.

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