Un’analisi sulla gestione del Comune: Milano investe poco e spende male

Milano

Milano 2 Febbraio – A fronte del gran filosofeggiare di una sinistra che continua a leggere il suo personalissimo libro dei sogni promettendo illusioni, esiste un’analisi del prof Paolo Gualtieri, 54 anni, docente di economia degli intermediari finanziari all’Università Cattolica di Milano sulla gestione del Comune di Milano che risponde alle molte domande dei milanesi sul come vengono spesi i loro soldi. Ne riferisce Guido Fontanelli su Panorama riportando le dichiarazioni un po’ ironiche dell’illustre analista. Ad esempio sulla trasparenza tanto enfatizzata dall’attuale Giunta vengono riportate, tratte dalla relazione del Comune, le seguenti affermazioni “L’azione dello Sportello è stata traslata da una sfera operativa ad una molto più strategica con la previsione di obiettivi che, oltre al supporto alla famiglia e alle assistenti familiari nella contrattualizzazione, prevedono azioni tese alla governance…”. “Nell’ottica della trasversalità si è avviata la riorganizzazione interna che prevede l’attivazione di un servizio sociale professionale comprendente anche il segretariato sociale professionale trasversale…”. “La misura punterà a costruire percorsi di inclusione sociale attiva”. Frasi che lasciano perplesso e incerto sull’interpretazione lo stesso Docente universitario. Ma  – prosegue Panorama –  “Centinaia di voci, spesso incomprensibili, molte relative a spese di poche decine di migliaia di euro, che fanno scendere sulla città una pioggia di milioni destinati al welfare e alle politiche sociali. Per un totale tutt’altro che marginale: ben 400 milioni di euro nel 2014, su un bilancio complessivo del Comune di circa 3 miliardi, tra tasse, trasferimenti dello Stato e multe (350 milioni) Soldi “gettati a pioggia tra una miriade di persone singole, organizzazioni, cooperative, secondo criteri poco chiari che si trascinano da amministrazione ad amministrazione” Ma “Quel che conta è il risultato: dietro ad un’immagine di città moderna ed efficiente, reduce dagli splendori dell’Expo, si nasconde un Comune solido da un punto di vista patrimoniale, ma poco orientato all’innovazione e alle nuove tecnologie. Troppi soldi dei cittadini servono a far funzionare l’organizzazione centrale, troppi finanziano la spesa corrente e il welfare, troppo pochi vengono indirizzati verso gli investimenti del futuro.” Eppure Pisapia ha spiegato molto spesso che ha reso Milano una città innovativa, moderna, aperta all’inclusione sociale. E a proposito dell’idea della Balzani di rendere gratuiti i mezzi di superficie, l’analisi del prof Paolo Gualtieri precisa “Nel 2014 in testa alle uscite del Comune di Milano c’erano le spese per trasporti e viabilità  (900 milioni)” La domanda è ovvia: dove recupera le risorse necessarie la serafica Balzani? E per chi avesse ancora dubbi sul come una parte dei soldi sia stata utilizzata guardando altrove, lontano dagli interessi dei milanesi sempre Panorama riferisce “..nel capitolo investimenti compaiono a Milano voci che lasciano perplessi: tipo l’acquisto di apparecchi medicali per Haiti. “Ma è giusto” si chiede il professore della Cattolica “che un Comune aiuti un altro Paese con i soldi dei suoi cittadini? Non dovrebbe toccare allo Stato?” Infine i suggerimenti del Docente: “Razionalizzare la spesa sociale. Imparare ad usare la leva delle agevolazioni fiscali per i privati che risanino le periferie e le aree depresse Ma soprattutto ci vuole un cambiamento culturale, occorre investire di più nel personale, nelle cosiddette soft skills, e introdurre nuove tecnologie al servizio per i cittadini”. Ben detto: al servizio dei cittadini, come priorità inderogabile di una gestione corretta ed efficace.

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