La crisi Cinese non conosce limite

Approfondimenti Economia e Diritto Esteri

Milano 27 Gennaio – So che siamo tutti molto presi da matrimoni omosessuali, recessioni politiche e la rimonta della Juventus in campionato, ma vorrei disturbarvi solo un istante. Shangai sta perdendo ancora quasi sette punti percentuali. E stavolta il motivo dovrebbe farci tutti riflettere. Io ricordo molto bene, e probabilmente lo ricorderete anche voi, quando si diceva che la Cina avrebbe superato gli Usa. Quando si teorizzava il sorpasso del gigante Comunista convertitosi ad una forma di capitalismo da baraccone fieristico. Ecco, oggi i mercati dicono che un petrolio debole, che dovrebbe spingere la produzione Cinese, al contrario, affosserà il gigante Asiatico. Il motivo non è lineare. Petrolio basso significa economia globale debole. Economia globale debole, per gli investitori, significa che la Cina non riuscirà a crescere, che si avviterà e crollerà infine su stessa. Non è che allo scendere del petrolio le Borse Asiatiche lascino sul terreno qualche punto. Perdono sei o sette punti. Un’enormità. È crollata un’idea. È crollato un mondo. Il problema della Cina è che è cresciuta inarrestabilmente su una menzogna. È cresciuta sulla marea montante di denaro stampato dalle Banche Centrali Americane per venti lunghi, lunghissimi anni. E che, di fronte al reflusso della marea, si sta sgonfiando. Lentamente, d’accordo, ma quello che sta spaventando i mercati è l’inesorabilità di questo processo. E la sua fondamentale irreversibilità. Perchè si basa su un equivoco lungo cento anni. Un equivoco chiamato Keynes. Consentitemi un passo indietro. Da anni la Cina sta facendo crescere i salari degli operai, per consentire la formazione di un mercato interno. Poi però si perita di regolare ogni cosa. Ogni scambio. Il problema è che questi soldi non si sono lasciati canalizzare. Non hanno fatto i bravi. Non si sono comportati come avrebbero dovuto. Sono finiti in banche clandestine, che hanno riversato miliardi nei mercati di tutto il mondo, mentre le borse Cinesi galoppavano. Solo che la base di tutto questo era totalmente fuori controllo e prestava soldi che non aveva sulla base di guadagni che non poteva fare. Ed alla fine del giorno, il petrolio scende, i prodotti Cinesi dovrebbero essere più economici, più appetibili e più ricercati crollano. Crolla la produzione, addirittura. Perche si sposta. Cambia. Ed il mercato Cinese non conosce più la crescita ruggente.

La Cina non ha un futuro su queste basi e gli investitori lo sanno. L’unico modo in cui potrebbe salvarsi è aprire tutto. Ma farlo significherebbe perdere ogni forma di controllo sul paese, quindi è una soluzione da escludere. Quello che faranno sarà usare le strategie già viste e ripetute, con risultati di brevissimo periodo e piccolo cabotaggio. E tirerà a campare. Una soluzione all’Italiana che consentirà un lungo meriggio ad un sogno che, come tutti i sogni suoi predecessori, si illudeva di poter manipolare il destino di miliardi di persone abolendo e regolando la libertà di impresa, di parola e di pensiero. Tutti questi sogni si reggevano sul presupposto fallace che l’uomo si potesse guidare. E che le guide fossero, in qualche modo, più e meglio che umane. I dati di oggi e dei giorni passati, ci dicono che si tratta di mere illusioni.

Non possiamo non notare come, in Europa, si stia perseguendo la medesima tattica perdente. Speriamo solo che si sappiano trarre indicazioni che ci salvino. Da noi stessi, principalmente.

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