P.A.: anticipo Iva, un danno alle imprese

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Milano 25 Gennaio -Doppio danno per le imprese che hanno a che fare con la pubblica amministrazione. Non solo devono subire ritardi nei pagamenti ma devono anche anticipare l’Iva allo Stato. Il risultato è di avere gravi problemi finanziari. Questa situazione paradossale ha origine da una misura, lo split payament, che nata come deterrente all’evasione per evitare che una volta incassata l’Iva dal committente pubblico, l’azienda fornitrice non la versi all’erario, si è trasformata in un boomerang per le imprese oneste.

La Cgia ha calcolato che nei primi 11 mesi del 2015, circa 2 milioni di imprese italiane che hanno lavorato per la pubblica amministrazione sono state «costrette» ad anticipare alle casse dello Stato 5,8 miliardi di euro.

A partire dal 2015, infatti, la Pa trattiene l’Iva sulle fatture per beni e servizi ricevuti dalle imprese e la versa direttamente all’erario. Il Dipartimento delle Finanze ha riferito che nei primi 11 mesi dell’anno, l’Iva da split payment ammonta appunto a 5,8 miliardi di euro.

«Il meccanismo è sicuramente efficace nell’impedire che l’imprenditore disonesto incassi l’Iva dalla Pa e poi non la versi all’erario – scrive la Cgia – ma ciò provoca seri problemi finanziari a tutti coloro, vale a dire la quasi totalità, che con l’evasione non hanno nulla a che fare». «La stessa Amministrazione finanziaria, consapevole di questo problema, ha introdotto delle misure per accelerare il rimborso dell’Iva a credito. Lo split payment, ad esempio, consente la restituzione prioritaria dell’Iva a credito entro tre mesi dalla richiesta. Tuttavia – prosegue la Cgia – se si considera che è necessario presentare una istanza infrannuale che abbraccia un periodo di tre mensilità, i tempi necessari per il rimborso potrebbero arrivare a 6 mesi».

Oltre il danno si è aggiunta anche la beffa. Le imprese che lavorano per la Pa, oltre a subire tempi di pagamento irragionevolmente lunghi, scontano anche il mancato incasso dell’Iva che ha peggiorato la grave situazione di liquidità in cui versano da anni moltissime aziende, soprattutto di piccola dimensione.

«Sottrarre 5,8 miliardi di euro alle aziende che in questo momento continuano ad essere penalizzate dalle banche – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – è stato un errore. Per questo chiediamo al governo, visto il perdurare dell’assenza di liquidità, di eliminare lo split payment. Infatti, nonostante l’introduzione da parte della Bce del Quantitative easing, nell’ultimo anno i prestiti bancari alle imprese sono diminuiti di 4 miliardi di euro, sebbene la domanda di credito di queste ultime sia aumentata del 3%».

Secondo la Cgia, il buon funzionamento del rapporto tra banche e imprese diventa centrale per riagganciare la ripresa economica.

L.D.P. (Il Tempo)

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