Forza Italia parte dalle periferie, la sinistra dalla “visione” di una città che non c’è

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Milano 16 Gennaio – E la differenza sta tutta lì. Nella voglia di fare, di esserci, milanese tra milanesi, nelle zone popolose di quella Milano dimenticata da un Pisapia snob, arroccato su posizioni di “Venti” che hanno privilegiato la sua idea di città dialogante e buonista con “altri” che non fossero i milanesi. Berlusconi sarà oggi tra la gente, con la gente, per la gente. Perché Forza Italia realisticamente, senza le fanfare, in questi anni, ha ascoltato, ha spesso condiviso, ha, quando è stato possibile, dato soluzioni là dove il bisogno era un’emergenza da affrontare. E ha portato avanti un’opposizione forte in Consiglio e nelle strade a questa Giunta senza spina dorsale, in balia di ideologie senza costrutto, tesa a riempire di parole l’assenza di strategie. Berlusconi ha deciso di partire dalla concretezza delle esigenze, dalle problematiche irrisolte, dai luoghi dove la milanesità è radicata in un’umanità che soffre ed è stata abbandonata. Niente salotti, niente primarie fratricide, niente voli di gabbiani verso una Milano promessa, ma pragmatismo e verità.

Sala, Balzani, Majorino raccontano la storia di una Milano che non c’è, ma che avrebbe potuto esserci, se solo avessero ascoltato, condiviso, realizzato qualcosa di utile per la città. E allora parlano di “una visione” nuova che tanto ricorda quel famoso “vento” che ha sì, cambiato la città, ma in peggio. Regalando ai milanesi insicurezza, incuria, disparità di trattamento, ingiustizia sociale. Sala raccomanda ai volontari simpatizzanti “Occorre dare un messaggio di conferma del rigore della nostra iniziativa, ma anche aprire ad una prospettiva, al sogno di Milano. Parleremo sì del programma, ma soprattutto della nostra visione della città” E la “visione” che ricorre anche nei discorsi degli altri candidati alle Primarie, sta diventando il mantra che nel 2016 sostituisce il “vento” tanto caro agli arancioni nel 2011. Una visione che implicitamente ammette il fallimento operativo e amministrativo di questi ultimi anni, diversamente non si spiega la necessità di prefigurare una Milano diversa dall’attuale.

La differenza sta tutta qui ed è la contrapposizione tra realtà e ideologia.

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