Ecco la prova del declino “renziano”

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Milano 13 Gennaio – Primo indizio. Alla fine dell’anno aveva perentoriamente annunciato che avrebbe fatto approvare senza mediazioni e compromessi di sorta la legge sulle unioni civili. Ora ha sommessamente comunicato che sulla questione non mette in gioco la sorte del Governo ma la svuota di ogni significato politico lasciando la libertà di coscienza alla propria maggioranza.

Secondo indizio. Aveva polemizzato duramente contro la legge del Governo Berlusconi che aveva introdotto nell’ordinamento giuridico il reato di clandestinità promettendo che lo avrebbe cancellato andando così incontro alle richieste in tal senso dell’Associazione Nazionale Magistrati. Adesso, dopo gli incidenti di Capodanno di Colonia, ha dato una brusca frenata al disegno abrogazionista riconoscendo che per l’opinione pubblica si tratterebbe di un incentivo all’invasione dei migranti ed incassando le rampogne dell’Anm.

Terzo indizio. Ha iniziato il suo mandato a Palazzo Chigi mettendo in chiaro che, a differenza di Silvio Berlusconi, avrebbe impostato la sua politica europea ricostruendo i rapporti con la Cancelliera Angela Merkel ed allineando strettamente l’Italia alle posizioni della Germania. Ma da un paio di mesi a questa parte ha fatto sapere che lui sta con Barack Obama e non con la intransigente teutonica e che il suo obiettivo è di riequilibrare i rapporti nella Ue tra Roma e Berlino anche a costo di battere i pugni sul tavolo.

Se è vero che tre indizi costituiscono una prova ecco dimostrato come Matteo Renzi stia incominciando a trovarsi in difficoltà. I sondaggi lo danno in calo a dispetto della intensa campagna di sostegno agiografico che viene portata avanti dai grandi media compiacenti. E le elezioni amministrative si avvicinano assumendo sempre di più il valore di un test politico destinato ad anticipare, per la sorte del Governo, il referendum sulle riforme costituzionali che per il Premier dovrebbe trasformarsi in una sorta di plebiscito in suo favore.

Di qui il tentativo di evitare qualsiasi possibile scivolone parlamentare svuotando di significato la legge sulle unioni civili. Ma, soprattutto, la chiara intenzione di evitare una nuova ondata di irritazione popolare, dopo quella provocata dal caso delle truffe bancarie, con la scelta politicamente corretta ma demenziale di abrogare la legge sull’immigrazione clandestina. E, soprattutto, la speranza di recuperare consensi rinunciando all’europeismo filo-tedesco del passato ed iscrivendosi, sia pure con grande ritardo e scarsa credibilità, alla categoria sempre più ampia degli euroscettici antigermanici.

La prova del declino renziano è difficilmente contestabile. Per i suoi avversari, però, si tratta ora di sfruttarla adeguatamente senza consentire al Presidente del Consiglio di recuperare prima delle amministrative di primavera.

Arturo Diaconale (L’Opinione)

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