C’erano una volta le mamme antismog. Oggi dove sono?

Milano

Milano 19 Dicembre – “Che fine hanno fatto, in questi giorni di allarme rosso inquinamento, le mitiche e un tempo chiassose mamme amtismog?” E’ una domanda semplice semplice che Il Giornale si pone. Perché tutto quel mondo ambientalista di Milly Moratti e compagnia che strombazzava le sue verità ecologiche, sembra disperso nel nulla, volatilizzato, muto. E a fronte del disastro di una politica ambientale ottusa, sono mute e assenti. Prosegue Il Giornale “Ma sì, quelle che quando a Palazzo Marino c’erano giunte di centrodestra erano in strada e sui giornali un giorno si e l’altro pure a protestare contro le polveri sottili. Sono diventate improvvisamente silenziose e discrete. Eppure in questi giorni ci sarebbe tanto pane per i loro denti, giacché è evidente che la politica ambientale della giunta Pisapia, basata sulla lotta tutta ideologica all’automobile, è miseramente fallita. Infatti è chiaro che se non ci pensa la pioggia a spazzare via le polveri sottili, a farlo non saranno certo le telecamere a guardia dell’Area C – se non, forse, per i pochi privilegiati che vivono dentro la cerchia delle Mura spagnole. Così come nessun effetto deterrente quelle sentinelle elettroniche hanno avuto sul traffico all’esterno della Città Proibita, dove probabilmente è perfino aumentato. D’altra parte è sempre stato chiaro che quel provvedimento puramente interdittivo serviva solo a fare cassa, che si trattava, in sostanza, di una nuova tassa a carico di chi vive fuori da quelle Sacre Mura. Ma anche gli zelanti giornaloni, quelli che fin dalla campagna elettorale hanno fatto il tifo per il «loro» candidato Pispia, il candidato di editori e banchieri, hanno inspiegabilmente smesso di occuparsi di Pm 10 da quando a Palazzo Marino c’è una giunta arancione. Come dimenticare che ai tempi della Moratti, invece, era un bollettino quasi quotidiano a informarci di quanto l’ignavia ambientale del centrodestra stesse accorciando la vita dei milanesi? Ma anche la battaglia per gli alberi è improvvisamente cessata col cambio di colore al governo della città: se Claudio Abbado per tornare alla Scala chiedeva che se ne piantassero 90mila, e se non passava giorno senza che qualche elegante dama del centro storico si incatenasse a una pianta condannata a morte per salvarle la vita, tanta sensibilità botanica è improvvisamente scomparsa al tempo di Pisapia e solo l’inevitabile «strage» imposta dalla realizzazione della linea 4 del metrò ha risvegliato qualche coscienza – all’opposizione, beninteso. Ma qualcuno sa dire di quante unità sia cresciuto il patrimonio arboreo milanese con una giunta così amante del verde? A questo punto, dunque, se dopo qualche settimana senza pioggia l’aria di Milano è così malridotta, onestà intellettuale e politica imporrebbero alla giunta di rivedere la sua politica di lotta all’inquinamento, uno dei punti di forza con cui la coalizione arancione si è presentata alle elezioni. Giacché se la concentrazione delle polveri sottili è controllata solo dalle condizioni meteo, dalla pioggia e dal vento, dobbiamo dedurne che, in concreto, da questa giunta nulla è stato fatto anche in campo ambientale. Sta accadendo, infatti, esattamente ciò che sarebbe accaduto senza Area C, senza l’ipertrofia di bike sharing e car sharing, senza moltiplicazione delle piste ciclabili e senza predicazione della mistica della bicicletta. Di questo l’opposizione in Consiglio comunale bene farebbe a chiedere conto, in modo anche da riaprire il dibattito proprio sull’argomento prediletto della politica arancione: l’ambiente, in modo da mettere la giunta con le spalle al muro grazie alle armi dell’evidenza dell’aria che tira a Milano in questi giorni.”

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