Questi, tutti gli errori dell’Occidente

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Milano 21 Novembre – La dottrina obamiana del “nation building at home”, di volersi concentrare sulla politica interna più che su quella estera, della non interferenza in Paesi dove stanno avvenendo genocidi e pulizie etniche a meno che sia sempre l’Onu a decidere, pesa assai negativamente – sostengono i critici – sulle responsabilità e sul ruolo globale dell’America. Di riflesso, tutto ciò pregiudica ancor più l’Europa dato che la sua politica estera, di sicurezza e di difesa appare ancora embrionale e prevalentemente declaratoria.

Si è creato un vuoto nella volontà occidentale di prevenire e affrontare le crisi con la necessaria unità di visione politica. Un ampio spazio, per la prima volta nel Secondo Dopoguerra, è stato lasciato libero dalla immanente, spesso problematica, e tuttavia stabilizzante influenza occidentale. Vi si sono potuti inserire agevolmente altri attori come lo Stato Islamico. Un nuovo revisionismo muove Paesi come Iran, Russia e Cina che contestano il patrimonio di valori sociali e umani che ha sancito il progresso della legalità internazionale negli ultimi cinquant’anni. L’annessione russa della Crimea e la destabilizzazione dell’Ucraina hanno smantellato l’architettura europea di sicurezza. Essa era stata basata sul rifiuto assoluto dell’uso della forza nel continente europeo. Laviolazione russa dello Statuto delle Nazioni Unite è stata sanzionata in modo quasi unanime dall’Assemblea Generale. Ma il danno per ora è irreversibile. La Cina sta cercando di delimitare unilateralmente un suo nuovo mare interno, appropriandosi di isolotti semisommersi a grandissima distanza dalle sue coste, in contrasto con le rivendicazioni di altri Stati della regione e con la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del mare. La Siria è diventata un campo di battaglia dove Iran e Russia sono schierati senza alcun mandato dell’Onu dalla parte degli sciiti contro i sunniti, senza troppo preoccuparsi di colpire, con gravissimi “danni collaterali” e vittime tra la popolazione, comunità sunnite che poco o nulla a che fare hanno con l’Isis. Diventa moneta corrente il ricorso alla forza, lo spregio dei meccanismi legali per la risoluzione delle controversie, la creazione di stati di fatto estranei a qualsiasi iniziativa diplomatica.

In diversi casi l’Occidente si è fatto male da solo. La sua credibilità e influenza sono state danneggiate. Esempi significativi sono stati: – le “linee rosse” poste e poi ritrattate a metà 2013 sulle armi chimiche in Siria e l’ ordine sparso tra europei circa l’eventuale attacco americano alla Siria; – il surreale zigzagare nell’appoggio alla Coalizione dell’Opposizione Siriana, e alla Free Syrian Army quando per tutto il 2012 e ancora nei primi mesi del 2013 esistevano forze sunnite anti Assad che potevano neutralizzare sul nascere lo Stato Islamico; – l’accondiscendenza nei confronti dei Fratelli Musulmani di Morsi ad inizio 2012, seguita alla loro emarginazione da parte di Fattah al –Sisi ; – l’abbandono nel quale è stata lasciata la Libia dopo la caduta di Gheddafi, per tutto il percorso costituzionale avviato con le elezioni politiche dell’estate 2012. I successi dei Fratelli Musulmani e dei fondamentalisti nell’intero Nordafrica, inquinavano dalla fine del 2012 anche il contesto libico; – il fallimento, accompagnato da rivelazioni imbarazzanti, dell’iniziativa per un governo di unità nazionale lanciata dall’inviato speciale delle Nazioni Unite, sostenuto quale unica carta sia dall’Ue che dall’Italia.

Siamo entrati in un’era di “disordine globale”. Le certezze devono essere faticosamente ricostruite, anzitutto quella della legalità internazionale. La sottile distinzione tra centro e periferia nelle priorità della sicurezza è svanita da tempo. L’elezione presidenziale americana del 2016 riproporrà quindi – e su questo critici e sostenitori di Obama concordano – l’alternativa tra una politica estera e di sicurezza dell’America in versione “obamiana”, e una visione “espansiva”. L’Europa deve prepararsi a unaridefinizione delle strategie dell’Occidente perché i dati dell’equazione globale stanno mutando rapidamente: sicurezza, migrazioni, conflittualità etnico-religiose, terrorismo, sfide globali a cominciare da quella climatica, richiedono una profonda trasformazione delle politiche nazionali e ilrafforzamento dei valori atlantici.

Giulio Terzi di Sant’Agata (L’Intraprendente)

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