Al funerale di Mario Cervi, il Comune non c’è. E predica il “ dialogo interculturale”

Milano

Milano 21 Novembre – La sinistra ogni giorno ci insegna che occorre dialogare con il diverso, che bisogna aprirsi alla cultura dell’altro, che il dialogo interculturale è un obbligo della coscienza e dell’intelligenza. Ma fa sempre riferimento al diverso straniero, alla cultura dell’immigrato, alla tolleranza per etnie ospiti in Italia. E il buonismo, la volontà di comprensione e di integrazione sta nell’infinita disponibilità di ascoltare e capire, quasi una missione ideologica. Ma nel momento di riconoscere e valorizzare idee e linguaggi altri dall’ideologia comunista, l’onestà intellettuale e il buon senso vanno in soffitta e lasciano spazio a comportamenti discutibili. Un po’ come chi, appunto, ha rispetto e solidarietà per Rom ed extracomunitari, ma non si accorge che il vicino di casa sta morendo di fame.

E’ morto Mario Cervi, limpida figura di un giornalismo liberale, moderato e obiettivo. Lontano anni luce dal conformismo ideologico di Pisapia. E al funerale Pisapia non c’è. Nessuno che rappresenti il Comune. Nessun gonfalone. Nessuna dichiarazione, nessun riconoscimento  per chi ha fatto dell’onestà intellettuale la propria ragione di vita. Nessuna partecipazione al dolore dei tanti che hanno maturato idee e comportamenti leggendo i suoi scritti. Eppure Mario Cervi ci ha insegnato l’obiettività, il rispetto dell’avversario, l’apertura al confronto, il rigore dell’analisi. Concetti che non appartengono né alla sinistra, né alla Giunta che siede a Palazzo Marino. Eppure Mario Cervi ha amato profondamente Milano, comprendendone la complessità e i valori. Roberto Maroni ha dichiarato “la Lombardia e tutto il Paese perdono un uomo di grande umanità e un professionista serio e innovativo”. Pisapia ha preferito il silenzio.

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