Il Senato cancella il Senato: così Renzi ha forzato la democrazia

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Milano 14 Ottobre – Matteo Renzi cancella il Senato. Con un colpo che fa piazza pulita delle proteste delle opposizioni, il premier porta a casa la riforma della costituzione con una maggioranza esigua.

Il via libera di Palazzo Madama arriva con soli 179 voti favorevoli, sedici voti contrari e sette astenuti. “Siamo in una situazione di grave emergenza democratica e lo sapete – tuona Silvio Berlusconi – oggi si compie il primo passo di un percorso pericoloso, perché il combinato disposto di questo Senato, con una sola Camera he legifera, e il fatto che un solo partito può prendere il comando, ci porta verso una non democrazia”. Il testo ora passa alla Camera per la quarta lettura.

“Semplicemente una bellissima giornata. Per noi ma soprattutto per l’Italia. Grazie a chi ci ha sempre creduto. È proprio #lavoltabuona”. Il buonumore del ministro per le RiformeMaria Elena Boschi tradisce il clima che aleggia tra i banchi di Palazzo Madama. Il governo è riuscito a portare avanti la riforma del Senato. Ma lo fa con una forza estrema, passando sopra il cadavere delle opposizioni. La Lega Nord e i Cinque Stelle hanno optato per l’Aventino abbandonando l’Aula. Il Sel ha, invece, deciso di non partecipare al voto ma, come ha annunciato la capogruppo Loredana De Petris, restano nell’emiciclo. Stessa scelta per Forza Italia, che dopo l’intervento del capogruppo Paolo Romani ha lasciato i banchi dedicati al gruppo e si è riversata nell’emiciclo senza partecipare al voto applaudendo alcuni passaggi del dissidente piddì Walter Tocci. “L’Italia oggi è un Paese meno democratico – denuncia il presidente dei deputati azzurri, Renato Brunetta – oggi si è compiuto un ulteriore passo verso l’implementazione di un regime, con un voto incostituzionale e moralmente riprovevole, nato com’è sulla base di un trasloco spudorato di senatori che hanno tradito il loro patto con gli elettori”. Gli unici a restare in Aula e votare contro sono stati gli uomini di Raffaele Fitto.

Sergio Rame (Il Giornale)

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