A Roma muore una certa idea di Sindaco

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Milano 10 Ottobre – C’era una volta la bella favola dei Sindaci onesti scelti dal Popolo contro i partiti corrotti. Questa storia ha accomunato Napoli, Roma e Milano. I tre sindaci civici, figli delle primarie, scomodi per il Pd e totalmente nuovi sulla scena avevano acceso la fantasia degli elettori. E in Italia pochissime cose riescono a mobilitare le forze elettorali come la fantasia. Ci si era immaginati angeli con la spada infuocata scendere da cieli cupi e tempestosi per portare la giustizia a masse di corrotti senza volto e dignità. Non è andata esattamente così. Ma quello che è successo a Roma è così macroscopico da diventare paradigmatico.

In principio era mafia Capitale. Una roba di coop di sinistra che finanziavano politici di sinistra, con un ramo a destra, perchè mangiare si deve mangiare sempre. Per la cronaca, Alemanno non è più indagato per Mafia. Marino non era coinvolto. Ma lo erano tutti e diconsi tutti quelli che lo circondavano. Lui non lo sapeva. Lui non serviva avallasse. marino-dajeLui, semplicemente, non contava assolutamente nulla. L’angelo vendicatore, di fondo, serviva solo come immagine da mettere sui manifesti, da mandare ai convegni e da far girare ovunque, ma non in Campidoglio. Là il regno era di altri. Che saranno stati corrotti, ma dopo il loro arresto ci si è accorti che erano anche gli unici a sapere come funzionasse Roma. Non lo leggerete da nessuna parte, ma se Roma con Odevaine non era l’Eden, Roma senza di lui è un colabrodo. La grande verità è che il PD di Renzi, dopo aver ceduto alla retorica Grillina, ha fatto vincere un sindaco che è una brutta copia di Di Battista.

Marino è stato più volte accusato di essere distante dal sentire della gente comune. Il che mi pare tautologico. Era ovvio lo fosse, lo avevano scelto per quello. Lui doveva marcare la distanza tra il potere, giusto, ieratico, non di questo mondo ed il popolo che veniva ammesso nelle sacre stanze una volta ogni tanto, ma che poi doveva tornare a casa. E la restare. Sì, ma Marino era un sindaco del Popolo. Con la P maiuscola. Cioè dell’idea che del popolo, con la p minuscola, aveva il Palazzo. Quindi si doveva limitare a rappresentare. A gigioneggiare. Insomma, a fare da maschera ad una macchina collaudata per vent’anni che ha saputo reggere a tutto o quasi. Non bene, eh. Ma sicuramente meglio di quello che è riuscito a mettere insieme l’angelo vendicatore una volta che ha tradito il ruolo in copione. Ed, ancora una volta, la colpa è solo del Pd. Che ha costruito il mostro, ne ha perso ogni controllo ed ha accettato supinamente di farsi smantellare proprio mentre Marino, ormai ebbro del proprio mito, decideva che lui era DAVVERO un sindaco. Ve lo ricordate il Generale Della Rovere? E’ un personaggio raccontato da Montanelli in un suo Romanzo e poi ripreso al cinema. Si era fatto arrestare per fare la spia per i Tedeschi. Ma in cella entrò talmente tanto nel personaggio che finì per farsi fucilare urlando Viva l’Italia. Ecco, per Marino è andata suppergiù nello stesso modo. Con la tragica differenza che prima di andar giù ha fatto sprofondare Roma.

E forse le differenze non sono finite qua. Le dimissioni lui ha detto di averle date, ma al protocollo non ci sono mai arrivate. E’ tipico, se permettete, degli angeli caduti intrappolarsi da soli in fitte reti di menzogna. Lui, che non è eccezionale, non fa eccezione. Quindi, invece del finale eroico potremmo averne uno farsesco, in cui, decaduto dal suo status Angelico, riesce ad eccellere in quello diabolico di paralizzatore dell’Urbe. Non so cosa succederà. So che se il Pd non riesce ad abbatterlo pagherà per i prossimi vent’anni a Roma la Hubris di volersi mettere a creare angeli.

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