Milano 9 Settembre – Salgono a cinque i casi di «febbre del Nilo», o «West Nile Virus» nel Lodigiano, una malattia infettiva che viene trasmessa all’uomo e agli animali – in genere cavalli e uccelli – attraverso la puntura di zanzare notturne «padane» (Culex pipiens). L’ultimo caso riguarda un volontario dell’Avis di 40 anni, lodigiano, che giorni fa aveva donato il sangue nel centro trasfusionale di via Mosè Bianchi nel capoluogo.
Curato a casa
La sua positività al virus è stata scoperta in seguito al Nat (Nucleic Acid Testing), l’esame di biologia molecolare a cui vengono sottoposte tutte le sacche di sangue in provincia di Lodi dopo la comparsa del virus nel territorio. In questo modo la positività alla«febbre del Nilo» è stata immediatamente rintracciata e comunicata al donatore. Il 40enne lodigiano aveva appena accusato i primi sintomi della malattia, nello specifico giusto un po’ di febbre. Curato a casa con una terapia a base di antibiotici e tenuto sotto controllo dall’Asl, il giovane è già sulla via della guarigione.
Non è stato dunque necessario il suo ricovero come nel caso dei quattro precedenti, tutti anziani, colpiti da forte encefalite e tuttora ospitati nell’ospedale di Sant’Angelo Lodigiano. Anche in seguito al quinto caso non sono previste profilassi come il blocco delle donazioni in provincia di Lodi. I responsabili del centro trasfusionale specificano che non vi è alcun allarme: l’esame biologico molecolare viene obbligatoriamente applicato a tutte le sacche di sangue donato prima che vengano rese disponibili per le trasfusioni. (Corriere)
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