E adesso gli anziani disegnano gli “Identikit” per smascherare gli occupanti abusivi

Milano

Milano 5 Settembre – Riportiamo il reportage di Andrea Galli apparso sul Corriere, per evidenziare, ancora una volta, l’attivismo e il senso civico dei milanesi, spesso anziani, a volte emarginati da una condizione economica precaria, sempre attenti e vigili, nonostante l’assenza delle istituzioni. Un esempio a cui anche da questa pagina si vuole dire grazie.

“Nelle case popolari di via Etruschi, nel quartiere di Calvairate-Molise, i coraggiosi e originali abitanti ci hanno abituato a quasi tutto. «Quasi» perché gli anziani come il settantenne Giampaolo S., ex operaio specializzato che ha lavorato nelle nazioni arabe, adesso s’è messo a far disegni. Per la precisione: identikit. Il disegno non è una sua passione e infatti i risultati, a volere esaminare con ingiustificata pignoleria la tecnica e il tratto, son quelli che sono. Il punto è un altro: Giampaolo S. traccia identikit. Degli assalitori. Italiani, nordafricani e romeni che a turno e a ripetizione provano a sfondare le porte (per se stessi o più spesso pagati da altri per l’operazione di sfondamento) degli appartamenti sfitti e non assegnati. case popolariLe «informazioni» che accompagnano gli identikit assumono poi un senso se mostrati alle forze dell’ordine, che hanno delle tracce per cominciare il lavoro. Al di là di come sia possibile non risolvere il mistero (ma è davvero così difficile ristrutturare e dare un appartamento a chi è in graduatoria e ne ha diritto?), le cronache di via Etruschi raccontano di un’altra estate difficile. Una delle due anime del quartiere insieme all’instancabile comitato di cittadini che da decenni cerca di favorire l’integrazione andando di porta in porta, è Teobaldo Rocca. Sua per esempio l’idea di installare nel palazzo dove vive, nella vicina via Tommei, una sirena con segnali acustici fino a 108 decibel.

La sirena viene azionata in contemporanea con la segnalazione nel condominio di un tentativo di un’occupazione in corso. Questo è sempre il quartiere dove una donna, Sanija Osman Ramadan, di origini egiziane, premiata con l’Ambrogino, si dava da fare contro gli abusivi e allora le avevano bruciato la porta dell’abitazione. Per due volte. Forse è l’insistenza del nemico, che non molla la presa, ad accrescere la resistenza dei residenti. Dice Rocca d’aver trascorso agosto in soggiorno. Non è andato in ferie. Anche per il timore che i soliti noti approfittassero della città e dei palazzi deserti per occupare: «Forse qualcuno, a sentire cosa ci succede e che cosa ci “inventiamo”, si mette a ridere e liquida il caso come conseguenza di nostre fissazioni. Ma i problemi non vengono risolti, e così peggiorano, si amplificano».
All’interno di Calvairate-Molise, da sempre, si levano voci a difesa della zona. C’è un forte spirito di attaccamento, che in altre parti di Milano, periferiche o centrali che siano, non si respira nemmeno. Però è innegabile che polizia e carabinieri abbiano parecchie incombenze: criminalità, personaggi «illustri», piazze di spaccio, varie ed eventuali alla voce «altri reati». Insomma qui è dura e difficile, avendo in aggiunta un’abbondante parte di popolazione oltre i settant’anni, con situazioni di solitudine, disagio psichico, malattie invalidanti.

I disegni di Giampaolo S. «fotografano» i dati essenziali degli assalitori. Altezza, tipologia dei capelli, la grandezza delle orecchie, l’abbigliamento. Caratteristiche comune degli invasori è un piede di porco, utilizzato per aprirsi un varco. A volte, è capitato, gli abusivi si limitano a devastare la porta; altre volte non si pongono limiti e buttano giù il muro. L’anziano disegnatore, quando sente i rumori, esce, si avvicina, si nasconde in un angolo e memorizza i dati fisici; rientra, prende la matita e confeziona l’identikit. Gli si può chiedere forse di più? L’offensiva degli abusivi è massiccia, sfrontata e senza pietà. Come dimostrato con Sanija Osman Ramadan, non esitano a vendicarsi degli «informatori». Eppure nulla cambia: Giampaolo S. non ha intenzione di abbandonare l’esercizio, pur sperando, ovviamente, di stare a secco. Significherebbe che in via Etruschi e in via Tommei il vento ha preso a girare per il verso giusto. Di nuovo Rocca, uno che s’è particolarmente esposto, invita chi di dovere a decidere e attuare una strategia di ampio respiro, efficace e duratura, al netto delle promesse e delle garanzie. «Mi sono stampato una bella foto del mare e me la sono appesa. Quando mi saliva la malinconia, ad agosto, buttavo un’occhiata». Ma non è mica estate tutto l’anno, non è certo vita”.

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