Ecco come si finanzia l’Isis

Esteri Società

Milano 30 Agosto – Il terrorismo fai da te è sempre più in voga in Occidente: bastano i giusti contatti, le giuste informazioni e qualche migliaia di dollari per pianificare un attentato terroristico. E a volte i soldi provengono da frodi commesse ai danni dei cittadini e dei contribuenti di quello stesso Stato diventato l’obiettivo di giovani aspiranti califfi. Come nel caso dei prestiti universitari.

Isis, Isil, Daesh: cambiano i nomi ma la minaccia è la stessa. I tagliagole dello Stato Islamico (mi si perdonerà l’omissione dell’aggettivo politicamente corretto “sedicente”) avanzano in Medio Oriente e nel Nord Africa mentre il loro credo di sangue si espande nel mondo attraverso reti personali, mediatiche e finanziarie. Nella quarta uscita della rivista ufficiale del Califfato, Dabiq, si legge l’accorato appello dei miliziani islamici ai musulmani di tutto il mondo affinché dimostrino finanziamenti islamiciil sostegno al «loro Stato»: attaccare «qualsiasi Stato dell’alleanza anti-Isis». Ogni volenteroso carnefice di Al Baghdadi sarà ricompensato dall’incontro con Allah portando all’Altissimo la sua pergamena con su scritto i nomi degli infedeli giustiziati e i loro peccati.

In questa continua ricerca di attivare potenziali lupi solitari sparsi in Occidente, oltre che nella componente statuale auto-proclamata, sta la differenza tra l’Isis e il suo precursore al-Qaeda. Infatti, mente lo Stato Islamico punta sulla conquista territoriale e fornisce i contatti e le informazioni necessarie agli aspiranti terroristi nel regno degli infedeli, l’organizzazione terroristica guidata fino al 2001 da Osama Bin Laden coordina interamente le operazioni, spesso assai dispendiose economicamente, grazie al sostegno degli Stati amici nel Golfo.

Per le sue attività principali di un’organizzazione terroristica (pianificare attentati e mantenere le cellule) sono tre le fasi in cui avviene il finanziamento del terrorismo: raccolta fondi, trasferimento del denaro attraverso la rete di contatti, utilizzo dello stesso per acquistare armi, coprire le spese degli attentatori e quant’altro. Come emerso da un’indagine dell’Austrac, ente governativo australiano, organizzazioni no profit e autofinanziamento sono due delle quattro vie preferite dai terroristi, assieme a furti e traffico di droga e rapimenti per estorsione, per portare il jihad in Medioriente.

Delle ong, i terroristi apprezzano e sfruttano i contatti e le reti “sicure”. Giunge invece un allarme dal Regno Unito relativamente al secondo metodo, l’autofinanziamento. Secondo una ricerca del centro studi norvegese FFI sul finanziamento delle cellule terroristiche in Europa, il 75% degli attacchi jihadisti avvenuti sul nostro continente tra il 1994 ed il 2013 è costato meno di 10 mila dollari (il che vuol dire che è finanziato attraverso “oblazioni” volontarie). Alla luce del buon mercato degli attentati, le cellule in Occidente commettono spesso azioni fraudolente per racimolare i soldi utili all’attacco. In Inghilterra, dove una recente inchiesta di Sky News ha dimostrato come alcuni uomini dello Stato Islamico sarebbero già pronti per un nuovo attacco terroristico, l’unità speciale antiterrorismo della polizia metropolitana ha mostrato nello scorso novembre come siano spesso i soldi dei contribuenti a sostenere la jihad in Paesi come Siria ed Iraq. Le forze della Corona hanno infatti riscontrato numerosi casi di richieste di prestiti universitari fatte da studenti-aspiranti terroristi per operazioni sia in Medio Oriente che in Inghilterra. Una pratica che non avviene solo in Europa: a metà maggio sono stati arrestati nel Minnesota, Stati Uniti, due giovani somali americani di 19 e 20 anni sospettati di attività terroristiche che avevano acquistato i biglietti aerei per il Medio Oriente utilizzando i soldi dei prestiti universitari.

L’istituto inglese RUSI, presentando alcuni casi di condotte fraudolente che incidono sui conti pubblici per finanziare il terrorismo, offre una soluzione ragionevole e facile da attuare. Premesse le responsabilità degli enti finanziatori, è opportuno attuare restrizioni sui possibili canali di spesa dei fondi prestati. Per contrastare il terrore low-cost, si potrebbe iniziare a erogare i soldi attraverso carte prepagate che possono essere utilizzate solo in determinati negozi, per servizi pattuiti all’origine o conti autorizzati.

Gabriele Carrer (L’Intraprendente)

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