Dieci idee liberali e conservatrici per Silvio Berlusconi

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Milano 26 Agosto – Antefatto, Silvio Berlusconi ha detto che non si può fare affidamento sulle primarie perchè troppo manipolabili. E’ il tempo delle idee. Come potevamo tirarci indietro? È da tempo che nell’entourage del Presidente le posizioni liberiste e conservatrici non trovano audience. Per questo ci lanciamo in questa impresa. Ovviamente questo pezzo è aperto al dibattito.

  • Sì, ci siamo. Quello che non è stato fatto in dieci anni di governo. Ovvero raccontiamo una grande verità. Non esiste “meno tasse per tutti”. Esiste solo “meno tasse per chi produce, meno spesa per chi non lo fa”. Meno sarebbe zero nel migliore dei mondi possibili. In Italia ci accontenteremmo della flat tax Salviniana, purché ci si arrivi senza mentire spudoratamente come lui. Dobbiamo dire la verità: si può ottenere solo privatizzando. Per davvero. Partendo dalla Scuola e continuando con la Sanità Un milione di lavoratori devono passare dal comparto pubblico a quello privato. Due se vogliamo dare un futuro al Paese. Poi sarà la volta delle pensioni, ma accontentiamoci delle cose piccole per partire.
  • Taglio del binomio letale “tassa ed incentiva”. L’Irap e gli incentivi vanno a braccetto. Sono, in realtà, per quanto la funzione dell’Irap sia nominalmente altro, sorelle gemelle, sia nei conti che nei presupposti. Abbattiamo l’idea di base, cioè che i lavoratori vadano difesi. L’unica difesa per il lavoro è la libertà economica.
  • Abolizione dei contratti collettivi nazionali. Nessuno sano di mente può davvero credere che nella società delle start up si possa normare tutto a livello centrale. I piani quinquennali hanno fallito una volta. La seconda non sta andando meglio. Si abbia la dignità di prenderne atto.
  • Siamo onesti, tagliati i contributi pubblici, queste strutture crolleranno su se stesse senza alcun bisogno di ulteriori normative. Si auspica evolvano in strutture utili. In ogni caso ogni esigenza di “riforma” andrebbe resistita. Si tratta pur sempre di associazioni libere. Più o meno. Per quanto possibile in questa terra bellissima e allergica alla libertà.
  • Riforme istituzionali. Sì, ci vuole il coraggio del Presidenzialismo. Abbiamo fallito per vent’anni, ma siamo ottimisti in questa sede. E ci riproviamo. Elezione diretta del Presidente della Repubblica, potere di nomina e revoca del Governo, sostituzione della figura del Primo Ministro.
  • Potremmo iniziare, per dirne una, ad applicarlo. Per cui le gentili navi che li vanno a prendere in Libia poi li portano nei loro Paesi. Ma più in generale si deve avere il coraggio di abbattere il welfare fornito, visto che di fondo è solo una grande mangiatoia per gli amici degli amici. Detto questo, cerchiamo di non farne un caso di Stato. Ci pensa già Salvini. Noi potremmo cercare di salvare il Paese, così tanto per fare qualcosa di originale.
  • Lottare perchè si mantenga fedele allo spirito originario: un mercato libero. Tutto il resto è sovrastruttura socialista da abbattere. Ivi incluse le inutili tirate sui diritti civili.
  • Diritti Civili. Atteniamoci al diritto naturale. Non è difficile. Giuro. Difendiamo le nostre radici e diciamo al mondo che i diritti non si inventano.
  • Droga e Prostituzione. Il mercato è il luogo della libertà, dove l’individuo è il protagonista, non l’oggetto. Quindi no, non si possono liberalizzare. E chi se ne frega se lo Stato, infame e ladro, ci può guadagnare. Non ci serve un’altra Equimafia. Solo meno, molta meno spesa. E per guadagnare non si può vendere la vita dei nostri figli.
  • Per una volta, una sola volta, quando esponiamo questi dieci punti freghiamocene dei sondaggi. Per una volta, una sola volta, preoccupiamoci dell’unico sondaggio che ci dovrebbe importare. Quello che avviene davanti allo specchio ogni mattina.

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