I nuovi paradisi fiscali: i “furbetti” che sfuggono ai controlli di Equitalia

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Milano 24 Agosto – Tempi duri per gli evasori. Portare i soldi all’estero non è così facile come una volta.

Gli accordi con Hong Kong e soprattutto Cayman, hanno ridotto gli sbocchi per i grandi capitalia verso i paradisi chappatte-boat_3fiscali. La volountary disclousure di fatto ha cambiato le carte in tavola e incentiva il rientro dei capitali nascosti al Fisco all’estero. Come ricorda il Tempo, l’Italia ha rafforzato l’intesa con Equador e Bermuda, con le Isole di ManeJersey, Gibilterra e Mauritius, e ancora con Emirati Arabi Uniti e Singapore, insieme a Filippine e Hong Kong. Ci sono poi Svizzera, Lichtenstein, Città del Vaticano, San Marino e Montecarlo. Ma nella black list dei Paesi che accolgono i capitali da nascondere al Fisco italiano ci sono ancora Antigua e Barbuda, Antille Olandesi, Bahamas, Barbados, Isole Vergini, oltre a Paesi di entità più consistente come Costa Rica, Belize e Panama. E ancora Tonga a Samoa, da Nuova Caledonia a Salomone, fino alle Isole Marshalle alla Polinesia Francese.

E ancora: Taiwan, Brunei, Macao e Malaysia, e del più Vicino Oriente, come Libano, Bahrein, Oman e Gibuti. A Dubai non sono previste tassazioni su residenti: niente imposte su persone fisiche o redditi, niente Iva, niente ritenute.

Ma le vie di fuga per i furbi non finiscono qui. Ci sono realtà più vicine per chi cerca di evadere il Fisco. Si tratta di Paesi a fiscalità ridotta ma per accedere a queste agevolazioni bisogna dimostrare che si risiede lì per almeno 183 giorni all’anno. Ed ecco che si spalancano le porte dei Paesi dell’Est. Dalla Bulgaria alla Repubblica Ceca, passando per Slovacchia e Russia, le tasse su aziende e privati pesano solo un 15-25 per cento. Secondol’Ufficio di informazione finanziaria (Uif) di Bankitalia gli investimenti italiani nei paradisi fiscali ammontano a 500 miliardi di euro. Una quota che manca all’appello nelle casse dell’erario.

Mario Valenza (Il Giornale)

 

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