L’adozione non deve diventare un privilegio per pochi

Approfondimenti Società

Milano 8 Agosto – Quando, nel maggio 2014, arrivarono finalmente in Italia – dopo un’odissea di vari mesi – 31 bambini adottati da famiglie italiane in Congo, giornali e tv si scatenarono. E la foto del ministro Maria Elena Boschi con in braccio i piccoli africani fece versare qualche lacrima a molti. A un anno e mezzo di distanza, però, la situazione non è cambiata. Le 130 famiglie che hanno adottato (per ora soltanto sulla carta) i bambini congolesi ancora stanno aspettando risposte che non arrivano, mentre i piccoli restano bloccati nel loro Paese d’origine. Una ventina di queste famiglie, l’altro ieri, ha alzato la voce esprimendo tutto il proprio disagio. Ma l’eco mediatica dell’iniziativa è solo una pallidissima copia di quanto accaduto l’anno passato.
La domanda diventa ineludibile: non è che oggi l’adozione internazionale sia ‘passata di moda’, diventando affare di pochi? Il sospetto viene dai numeri e, insieme, dalla percezione diffusa di un cambiamento di ‘clima’. I dati dicono che le adozioni internazionali stanno crollando. Tra il 2004 e il 2013 il numero è diminuito di
ben due terzi (da 42.194 a 15.188). In Italia parliamo di un -17%, ben lontano dall’apocalittico -79% della Spagna o del 67% in Francia, ma pur sempre preoccupante. Certo, va tenuto conto – in positivo – del diffondersi della cultura dell’adozione anche nel Sud del mondo e del miglioramento del tenore di vita nei Paesi di provenienza dei bambini, con il conseguente calo del numero di minori adottabili. Senz’altro hanno pure influito (ed è un bene che sia accaduto) i requisiti più severi per gli aspiranti genitori adottivi in Cina o le moratorie sulle adozioni internazionali decise da alcuni Paesi per bloccare il traffico di minori.
Ma rimane il fatto che le procedure burocratiche sono ancora troppo contorte (e costose), tali da scoraggiare molti dall’intraprendere l’avventura umana dell’adozione internazionale. A livello politico, infine, manca un segnale chiaro e forte di attenzione concreta a quella che potrebbe diventare per tanti una modalità diversa di essere genitori, ma che oggi rischia purtroppo di trasformarsi in un privilegio per pochi.

Gerolamo Fazzoli (Avvenire)

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