Un album di glam  rock con Depp, McCartney, Slash e musiche virtuose d’altri tempi

Cultura e spettacolo

Milano 8 Agosto – Qui si vince facile. Poi uno dice le super band. Questa non è una qualsiasi: forse è una delle più grandi mai messe in piedi, basta dire che vi partecipa un attore che ha avuto tre nomination all’Oscar e ha vinto un Golden Globe oltre, a musicisti e cantanti che, complessivamente, nella loro carriera hanno venduto oltre un miliardo e mezzo di dischi.

Per capirci, da Johnny Depp a Paul McCartney a Slash dei Guns N’Roses ad Alice Cooper passando per Robby Krieger dei Doors, Brian Johnson degli Ac/Dc, Dave Grohl dei Foo Fighters, Perry Farrell degli enormi Jane’s Addiction, Zak Starkey figlio di Ringo Starr, Joe Perry chitarrista degli Aerosmith e uno dei più entusiasti nel mettere insieme questo progetto molto anni Settanta. Rock senza mezze misure e senza troppe reverenze.

Intanto si chiamano, anzi si richiamano, Hollywood Vampires come una side band a geometria variabile che Alice Cooper si era inventato nel 1972 in un privé del Rainbow Bar & Grill sul Sunset Strip di Los Angeles. Una specie di club per rockstar senza regole. «Per entrare nel club bastava bere più di tutti gli altri membri», ricorda Alice Cooper, uno che, mentre inventava il glam rock, arrivò a bere due bottiglie di whisky al giorno. «In una sera normale avrei potuto trovare lì John Lennon, Harry Nilsson, Keith Moon degli Who travestiti come al solito da cameriera o da chaffeur. La settimana successiva avrebbero potuto esserci l’autore di Elton John, Bernie Taupin, oppure l’attore Mickey Dolenz». Insomma, un posticino tranquillo.

A questo giro, quarantatre anni e due epoche dopo, per entrare negli Hollywood Vampires non conta esagerare con i superalcolici, conta piuttosto essere super. In poche parole, il disco omonimo degli Hollywood Vampires è una raccolta di super cover con due brani inediti, l’iniziale e non memorabile Raise the dead e il divertissement Dead drunk friends . E, occhio!, non è una raccolta di canzoni buttate lì per caso: tante hanno nuovi arrangiamenti, spesso sorprendenti e originali come quelli di Cold turkey , secondo singolo da solista di John Lennon, o di Whole lotta love dei Led Zeppelin, un brano già così caratterizzato da essere quasi impossibile da rielaborare bene. Invece no.

Certo, il volume è, ci mancherebbe, sempre molto alto, qui c’è rock tendenzialmente hard con vene psichedeliche e virtuosismi a più non posso, ma lo spirito è molto da jam session, non si sente puzza di operazione commerciale né, come piace dire ai maliziosi, di furbizia autopromozionale. D’altronde, signori, si può accusare di far marchette un attore tra i più pagati di sempre e superstar che hanno venduto oltre un miliardo e mezzo di dischi in cinque decenni? Siamo seri.

L’idea è venuta ad Alice Cooper, una delle rockstar più intelligenti in circolazione nonché gran giocatore di golf, al suo amico Johnny Depp che qui suona la chitarra in tutte le canzoni e a Joe Perry che si è preso una vacanza dagli Aerosmith mentre Steven Tyler registrava un disco di country. Chi passava, suonava o cantava.

E così, mentre Bob Ezrin si occupava di fare il produttore come fece per Lou Reed e The Wall dei Pink Floyd, Paul McCartney si è fermato per cantare Come and get it dei Beatles, Brian Johnson ha dato il suo contributo al medley School’s out e Another brick in the wall con Slash alla chitarra, oltre naturalmente a Perry e Depp e poi a Whole lotta love incisa mentre, toh!, passava di lì anche Joe Walsh degli Eagles. E se il figlio di Ringo Starr suona la batteria in My generation degli Who, in Five to one/Break on through una delle chitarre è proprio quella del chitarrista dei Doors, Robby Krieger. Insomma, in un periodo di asfissia discografica, gli Hollywood Vampires regalano una boccata d’ossigeno a chi non si è ancora rassegnato ai dischi suonati con la tastiera di un computer. E sono più numerosi di quanto si pensi. Paolo Giordano (Il Giornale)

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