Scheauble, ultimo baluardo di ragione e civiltà

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Milano 13 Luglio – Chi scrive aveva dato per scontato che il piano lacrime e sangue, di circa un terzo più pesante della precedente proposta Europea, avrebbe garantito a Tsipras un biglietto di “esci gratis dai casini”. Mi sbagliavo. E l’analisi del mio errore (condiviso peraltro da un sacco di persone, a mia parziale discolpa) ci spiega una rinascita straordinaria del buon senso. Premessa: io ero convinto che alla fine la Germania, per quieto vivere, avrebbe piegato la testa. Un po’ rabbonita dalle moine Francesi ed Italiane, un po’ forzata dagli Usa ed un po’ fingendo di credere a Tsipras, alla fine avrebbe accettato come inevitabile di farsi prendere in giro. Perché, diciamolo chiaramente, Tsipras voleva i soldi ora e le riforme le avrebbe fatte a babbo morto. Con il sottinteso fortemente eloquente che c’era il rischio di non farle affatto, visto il combinato disposto di referendum e opposizione interna al partito. Poi è successo qualcosa, come vi avevo segnalato: le Borse, tutto sommato, non hanno reagito così male alla Grexit. L’Apocalisse non si è vita, con l’aggravante che ora gli investitori sono ben più preoccupati dalla Cina. Ed i soldi, dalla Cina, dove vanno, se non in Germania? Gli Usa hanno una linea poco chiara. L’Europa sta stampando come se non vi fosse domani, derubando i contribuenti a favore del sistema bancario. Insomma, qui è il Bengodi, o poco ci manca. E quel poco, nominalmente la Grecia, è un punto che Schaeuble vuole risolo. Ora. Definitivamente.

Il ministro delle finanze Tedesco è la chiave di volta delle ultime evoluzioni. Entrato come comprimario della Merkel, mentre lei era impegnata altrove, si è costruito una forte base di consenso interna ed ha fatto l’azzardo della vita. Ha detto alla Grecia di andarsene. In maniera limpida, è stato l’unico a prendere DAVVERO, e non solo per finta, atto del referendum di sette giorni fa. L’unico a rendersi conto che su Tsipras, ma ancor più sul popolo Ellenico, non si può fare il benchè minimo affidamento. Così ecco il guizzo di genio. Tsipras vuole tagliare il debito e fare le riforme in cinque anni? Benissimo, gli sarà dato tutto il tempo. Fuori dall’Euro. Con gli aiuti umanitari. Come fosse un paese del terzo Mondo. E con tutti i problemi che questo comporta, tra cui, a dirne una, una valuta volatile ed una inflazione da capogiro. Facciamogliela desiderare questa Europa, così magari vedi che le riforme le fanno davvero.  Ovviamente questo ha gettato l’Eurogruppo nel panico più totale. Nessuno di lor signori pareva preparato a fronteggiare una posizione adamantina perché, di fondo, semplice e lineare. Tsipras ci ha già presi in giro due volte. Qualcuno di voi, denari sul tavolo, vuole garantire per la bontà della terza? Ovviamente no. Tsipras ci sta prendendo in giro. Allora sapete che c’è? Se vi piace così tanto finanziatevelo. Noi siamo fuori. Noi, sì, perchè la Germania guida un fronte compatto, al contrario degli altri. Che sanno perfettamente di avere torto.

Così va in scena una contromossa da manuale di guerra. Tsipras gioca la carta referendaria e Scheauble gli risponde cacciando lui ed il suo 61% di No dall’Europa. Si nutrano con la sovranità, si vestano con il turismo e paghino le bollette con i cadaveri dei filosofi Greci se ci riescono. La partita è aperta. Merita solo, in chiusura, di essere menzionato un fatto minimo che spiega perchè dopo la Grecia ci siamo noi, fuori dall’Europa. Oggi Rossi, presidente della Toscana, sull’Huffinghton Post, invita Renzi a sottrarre la Grecia alla destra liberista. Per una grande Europa Socialista. Ecco, caro Rossi, a prescindere da cosa tu, i socialisti, i comunisti e tutti gli altri parassiti di questo Mondo vogliate fare con i soldi degli altri, sappi che sulla tua strada ci saranno sempre due ostacoli. Uno Scheauble, che puoi anche sconfiggere, mettere in minoranza o addirittura cacciare. E la Realtà, che dice che i soldi degli altri, insieme alla pazienza, prima o poi finiscono. E quello, caro compagno, è un muro che non puoi aggirare, scavalcare o abbattere.

 

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