Grecia, l’umiliazione prima della fame

Approfondimenti Esteri

Milano 22 Giugno – Tutti voi ricorderete l’arroganza di Varoufakis e Tsipras all’indomani della vittoria alle elezioni, quando proclamavano che l’Austerity era finita. Qualcuno forse ricorderà persino quando il duo delle meraviglie si vantava che avrebbe piegato il nemico usuraio. Ecco, nel frattempo sono successe alcune cosucce che paiono aver cambiato un filino la visione del mondo dei magnifici due. In primis, sono finiti i soldi. Era l’inizio di Giugno e la Grecia si rendeva conto che o otteneva i soldi dall’Europa o faceva default. Una nota tecnica: se fai default nell’Euro non hai giochi di prestigio, sei proprio fallito. Fuori magari ti barcameni altri sei mesi stampando e fregandotene, anche se questo di solito orta a disastri ancor più grande. Lo Zimbabwe è un buon esempio, ma nemmeno il Venezuela scherza. Ecco, i Greci non avevano nemmeno questa via secondaria. Resisi conto che il problema del Paese erano pensioni e stipendi di Statali i Gemelli del Destino hanno ben pensato di rialzare. Come l’ultimo pokerista da strapazzo, privi del punto in mano, hanno rilanciato finchè non si sono accorti che l’avversario non aveva grossi problemi a vedere il loro bluff. Il ricatto correva sull’uscita di Atene dall’Euro, che sulla Merkel aveva sempre meno appiglio. Sui piccoli paesi non ne aveva proprio. Così nessuno dei due novelli Metternich si è reso conto che stavano facendo esattamente il gioco dei Tedeschi. Ogni vertice fallito e rimandato, ogni decisione incompiuta, ogni aggiornamento del dibattito non avvicinava solo il default Greco, a quel punto un’arma per Tsipras, ma anche il fatidico momento in cui non avrebbe più potuto pagare la sua base di consenso. La politica Greca, è chiaro da tempo, è un’apocalittica mangiatoia. Chiunque non riesca a versare la broda ai maiali diventa cibo a sua volta. Così arriviamo ad oggi, con Varoufakis con il non irrilevante problema di pagare le pensioni di Giugno. Senza un centesimo in cassa. Domani c’è un vertice, dicono l’ultimo per un’intesa. Ma è un equivoco. E’ l’ultimo per Tsipras prima di venire linciato per strada.

Infatti il nostro, oltre a concedere 2% di aumenti di tasse sui 2,5% richiesti, è stato forzato ad un’altra concessione. Che nessuno sottolinea abbastanza. In caso di sforamento del deficit zero scatta IN AUTOMATICO il taglio della spesa. Ve la ricordate la battaglia contro i Burocrati senza volto? Quella contro la Troika? Ecco, quella clausola è la resa, definitiva e senza appello alle condizioni imposte. Perchè, signori, i numeri sono numeri. Se vai sotto non puoi più spendere. Quindi devi togliere la broda ai maiali. Quindi diventi tu il cibo. E non puoi più difenderti. E’ la fine, il partito della spesa pubblica, del “se serve, sforiamo” e degli stimoli all’economia si è arreso senza condizioni. Quando arrivi a barattare domani per oggi non puoi più vincere.

E questa è l’umiliazione. La fame verrà perchè i tempi tecnici imposti dai due geni della politica internazionale, con i loro balletti e i loro bracci di ferro, sono tali per cui almeno fino a metà luglio, i soldi fisicamente non verranno. Sempre che l’Europa abbia fretta. Cosa che mi parrebbe inopportuna. Si farà, certamente, una prima tranche per i soldi del’FMI. Ma il resto… calma e ponderazione saranno le parole d’ordine. E’ inevitabile, il popolo soffrirà, perché è complice e non può sperare di scamparla. Non stavolta.

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