Pisapia, Renzi, Hollande tutti d’accordo su solidarietà e responsabilità, ma con chi?

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Milano 22 Giugno – Le parole dovrebbero sempre avere un significato univoco e chiaro, perché il linguaggio c’è per farsi capire, per dialogare, esprimendo concetti e sentimenti, possibilmente con verità e realismo. A meno che si faccia parte della farsa politica a cui tanti protagonisti oggi ci hanno abituati.

I tre leader presenti ieri all’Expo sono stati concordi nella volontà di usare nei confronti dei profughi solidarietà e responsabilità” Parole che nascono dal cuore – solidarietà – e dal pensiero – responsabilità – . Parole che impongono all’uomo, ad un leader, a uno che governa l’impegno a tradurre le intenzioni in azioni concrete.

Per Hollande senz’altro la solidarietà è una nuvoletta rosa che sta nella fantasia di ciò che si deve dire, viste le circostanze, ma da cui si può tranquillamente prescindere, visti i fatti di Ventimiglia.renzi-pisapia E in riferimento alla responsabilità, probabilmente tra una baguette e l’altra ha pensato che i francesi debbano essere preservati da un’ondata di innominati senza un perché. Se vogliamo chiamiamola responsabilità a senso unico, pro domo propria che, comunque, non sfiora minimamente la solidarietà

Renzi, il giullare, che sa usare le parole, che parla di isterie inutili, che non sa imporre un’idea che è una in Europa, che si affida ai sorrisi paciosi per stabilire rapporti politici con gli altri paesi, ha abbracciato Hollande con un sorriso avvolgente, dimenticando la durezza francese nei confronti dei profughi che da giorni tentano di entrare in Francia. E ripete con Hollande e un comune sorriso solidarietà e responsabilità, quando la domanda opportuna sarebbe stata “Caro Hollande, ma ci sei o ci fai?” Non si fanno dichiarazioni ultimative e dense di speranza se si è coscienti di parlare a vanvera

E poi c’è Pisapia che si sta allenando per fare il mediatore, che è intervenuto per suggerire soluzioni comuni, che conosce la parola solidarietà per alcune categorie privilegiate dalla sua sensibilità, ma che rifugge dalla responsabilità di pianificare il bene dei milanesi bisognosi. Un modo di interpretare e di applicare solidarietà e responsabilità che andrebbe senz’altro corretto se qualcuno gli chiarisse che cosa vuol dire obiettività.

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