BASTA RETORICA DI FRONTE AL PIANTO DEL MARE PER TANTE MORTI INCONSAPEVOLI

Attualità Società

Milano 21 Aprile – C’erano. C’erano tante vite umane e non ci sono più. E se la vita, il cuore, degli uomini hanno ancora un senso in questo momento storico contraddittorio, disumano, incapace di avere pietà, piangiamo nel silenzio le loro vite spezzate, senza speranza. E non mi interessa di quale nazionalità fossero, quale religione professassero, se fossero buoni o cattivi, se avessero buone o cattive intenzione, la morte li rende uguali, vittime di un’ingiustizia che dipende dall’uomo, dal suo egoismo, dalla sua avidità, dal suo fanatismo. Confida un superstite: “Siamo partiti da un porto a cinquanta chilometri da Tripoli, ci hanno caricati sul peschereccio e molti migranti sono stati chiusi nella stiva. Lo sanno tutti che funziona così: sotto ci vanno i paria, i senza diritti, quelli che pagano meno perché hanno meno soldi. Ma anche i più deboli, le donne sole con i bambini. Perché anche tra i disperati c’è chi è più disperato. Chi sta là sotto ha meno di 20 centimetri a disposizione, spesso l’acqua è mischiata con la nafta per consumarne di meno”. Quasi che la disperazione sia quantificabile, quasi che il diritto alla vita e alla sopravvivenza sia nel mondo attuale un’equazione che fa riferimento ai soldi, quasi che le donne e i bambini non abbiano voce e cuore e speranza. Trattati come animali, come scarti di un’umanità senza dignità, rifiuti di una società senza anima. Il mare li ha trovati abbracciati, inermi, nell’ultimo atto di ribellione e di amore. E non è possibile che, a fronte di tante tragedie, si sprechino tante parole vuote, che non si trovino soluzioni concordate, che gli scafisti agiscano indisturbati, che l’Europa, il mondo, non trovino il modo per fermare tanta barbarie. La retorica delle promesse non ha senso. Non ha senso che Cameron dica “Agire subito” per varare una politica Ue “ben strutturata” che si basi anche su regole per garantire l’immigrazione legale e, parallelamente, una sua “giusta ripartizione” tra i 28 Paesi dell’Unione; che  Renzi dica “”Quello che sta avvenendo nel Mediterraneo è molto più di un naufragio, siamo in presenza di un grave momento di crisi umanitaria che come tale va affrontato e gestito sulla base del diritto internazionale umanitario e che richiede una risposta solida di tutta la comunità internazionale”; che la Merkel dica ““E’ chiaro a tutti nel governo tedesco che si deve fare qualcosa per prevenire ulteriori incidenti, per prevenire morti di massa nel Mediterraneo” se poi da tempo, troppo tempo, non si passa dalle parole ad azioni anche radicali e risolutive.

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