L’UOVO DI PASQUA DELL’AMORE INFINITO DI UNA MADRE

Le storie di Nene

Milano 5 Aprile – La donna canta sommessamente una ninna nanna dall’emozione antica. Ha messo il vestito di velluto blu, quello delle grandi occasioni, ha pettinato i capelli lunghi con cura, ha acceso il viso di rosa, ha preparato la tavola della festa con i piatti profilati d’oro, ha accarezzato una bambola con la gioia negli occhi. “Adesso vado. Vado a comprare l’uovo di Pasqua”, le dice. Con tenerezza, con un velo di malinconia. La bambola ascolta felice, come sempre, da trent’anni,  con le parole inespresse dei ricordi,  memoria di una tragedia ancora presente, ancora viva, ancora straziante.

pupaEra bella Cristina e aveva cinque anni quando morì, improvvisamente, tragicamente nel giorno della gioia, nel giorno di Pasqua. E aveva i riccioli biondi degli angeli e la voce degli uccelli a primavera e i colori del sole negli occhi. E amava ridere, parlare, cantare, buffa e simpatica, l’allegria nei gesti, la vita nelle piccole mani.

La bambola era l’amica più cara, silenziosa compagna d’avventura, custode di sogni e di speranze.

E,  nel giorno di Pasqua, da quel giorno, è l’ospite d’onore di una festa che ogni anno si ripete, annullando il tempo, ricreando un rito che ha il sapore di una tenera nostalgia, di un gioco infantile senza età.

La donna riprende a cantare sommessamente. L’uovo giganteggia con i suoi colori sulla tavola preparata. “Chissà che cosa sarà la sorpresa… senti…forse è un ciondolo…forse una piccola bambolina…forse un pulcino. chissà”  E diventa elettrizzante l’attesa come allora, nel ricordo di quello sguardo attento e impaziente.

Poi anche la “sorpresa” dell’anno 2015 viene allineata con le altre “sorprese”  sul comodino nella stanza intatta della piccola Cristina, là dove vive ancora per l’amore infinito di questa madre.