Italiano il primo vaccino anti-Ebola, 10mila unità prodotte in Lazio saranno spedite in America

Scienza e Salute

Milano 12 Ottobre – Saranno prodotte nel Lazio, nel corso di questo mese, le prime 10 mila unità del tanto atteso vaccino contro il virus Ebola, tutte destinate alla sperimentazione clinica su pazienti volontari in Usa e Regno unito. Infatti, è qui presso i laboratori dell’Irbm Science Park di Pomezia (Istituto di ricerca biologica molecolare) che ha sede la startup italiana che messo a punto la cura contro il terribile morbo. Secondo l’ultimo bilancio dell’Organizzazione mondiale della sanità, reso noto pochi giorni fa, il numero dei contagiati da Ebola sfiora i 7.500 e sale a 3.439 quello dei morti. L’Unicef fa sapere che sono 3.700 i bambini rimasti orfani, molti vengono «respinti» dai parenti per paura del contagio. Insomma, dall’Italia arriva una speranza contro questi dati impressionanti. La conferma arriva da Riccardo Cortese, professore di biologia molecolare presso l’università Federico II di Napoli che, insieme ai colleghi ricercatori Alfredo Nicosia, Stefano Colloca e Antonella Folgori ha dato vita alla startup per ricerca biotecnologica nel 2007 come spin-off di Merck Sharp Dohme, una delle aziende farmaceutiche più importanti del mondo. «I fondatori di Okairos lavoravano tutti alla Merck, a un certo punto ci è sembrato più stimolante lavorare fuori», ricorda il professor Cortese, raccontando l’evoluzione dei suoi studi nel settore biotecnologico al fine di sviluppare, produrre e commercializzare vaccini genetici ottenuti mediante una tecnologia innovativa. Costituita con capitali tedeschi, svizzeri e americani in cinque anni la società ha raggiunto traguardi importanti come la produzione del vaccino genetico contro il virus dell’epatite C e recentemente, appunto, quello contro il virus Ebola. Che è valso l’acquisizione non solo del brevetto ma anche di parte della società stessa dalla britannica GlaxoSmithKline. Restano indipendenti le filiali italiane di Roma e Napoli, legate a Glaxo da un accordo pluriennale di ricerca che avrà il merito di consolidare le già dimostrate qualità del lavoro svolto. Come sottolinea Cortese «ora la piattaforma tecnologica, quindi i nostri vaccini, ha i mezzi e le competenze per andare fino in fondo». Quindi, tutto fa ben sperare non solo per le vittime del virus ma anche per la nostra economia: la joint venture tra Okairos e Irbm di Pomezia potrebbe costituire un volano di occupazione qualificata e probabili investimenti. «Ci espanderemo dove troveremo le condizioni più favorevoli: potrebbero essere nel Lazio o in altri luoghi d’ Italia» così auspica Cortese. (Corriere della Sera)

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