Sfera Ebbasta e Cenacolo Vinciano: dal videoclip dell’Ultima Cena alle visite solidali per studenti e ospedali

Milano

Quando l’arte rinascimentale incontra i ritmi della musica trap, nascono progetti capaci di unire mondi apparentemente distanti nel segno dell’inclusione sociale. È questa la direzione intrapresa da Sfera Ebbasta e dal Museo del Cenacolo Vinciano, protagonisti di un’iniziativa culturale che prevede tre giornate di aperture straordinarie dell’opera di Leonardo da Vinci nel corso del mese di novembre, pensate appositamente per avvicinare i giovani e i ragazzi provenienti da contesti complessi al patrimonio artistico nazionale.

La collaborazione prende le mosse dalla realizzazione del videoclip ufficiale del brano “Lontano”, traccia apripista del nuovo album “Purosangue” in uscita l’11 dicembre per Universal Music Italia. Con questa operazione, l’artista milanese è entrato nella storia diventando il primo musicista al mondo a girare un video musicale all’interno del Refettorio davanti all’Ultima Cena, facendosi immortalare insieme al figlio Gabriel. Per assicurarsi la concessione dello spazio per circa due ore, il cantante ha versato nelle casse dello Stato una somma compresa tra i 10.000 e i 10.500 euro.

Il calendario delle aperture straordinarie si articola in tre appuntamenti chiave pensati per il territorio. Il primo si è tenuto giovedì 5 novembre con una visita riservata agli studenti dell’Istituto comprensivo Piazza Costa Morandi di Cinisello Balsamo, città d’origine e luogo a cui l’artista è storicamente legato. Il percorso prosegue domenica 8 novembre aprendo le porte del museo ai ragazzi seguiti dai progetti di inclusione sociale dell’Associazione “I Bambini delle Fate”, per poi concludersi venerdì 13 novembre con una mattinata speciale interamente dedicata ai piccoli pazienti del reparto di Pediatria della Fondazione ospedale Niguarda.

L’intento principale dell’intera operazione è sfruttare la straordinaria risonanza mediatica e il linguaggio della musica trap per abbattere le barriere culturali e generazionali, dimostrando che i luoghi simbolo dell’arte mondiale possono e debbono aprirsi a tutti, diventando spazi di aggregazione e scoperta anche per chi percepisce i musei come distanti dalla propria quotidianità.

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