Tornano le tende a Milano, questa volta alla Biblioteca degli Alberi, tra piazza Gae Aulenti e il Bosco Verticale. Gli studenti dell’Unione degli universitari hanno scelto uno dei luoghi simbolo della città trasformata per denunciare il costo degli affitti e una vita universitaria sempre meno accessibile. Una decina di tende, per cominciare, con la promessa di allargare la protesta. Ma il luogo scelto racconta una contraddizione politica molto più eloquente di tanti slogan: la sinistra studentesca contesta la città amministrata dalla sinistra.
L’Udu appartiene dichiaratamente all’area della sinistra universitaria. A Palazzo Marino governa Giuseppe Sala. È dunque difficile leggere questa protesta soltanto come una contestazione generica del mercato o come l’ennesima richiesta rivolta al Governo nazionale. Nel mirino finisce, almeno sul piano politico, anche il modello di città che il centrosinistra milanese ha difeso e presentato come un successo.
I numeri riportati dagli organizzatori descrivono un problema concreto: circa 700 euro mensili per una stanza singola nel mercato privato, mentre alcuni posti negli studentati arriverebbero a 1.300 euro. Sono cifre denunciate dall’Udu, da distinguere dalle tariffe delle residenze pubbliche e dei posti agevolati. Resta però la questione sostanziale: se l’alloggio assorbe una parte così pesante del bilancio familiare, scegliere un’università milanese rischia di dipendere dal reddito dei genitori almeno quanto dalle capacità dello studente.
La portavoce Claudia Marostegan indica proprio quell’area come emblema della gentrificazione e dell’esclusione sociale. È qui che la protesta acquista il suo significato politico. Il quartiere dei grattacieli, del verde curato e dell’immagine internazionale diventa il luogo in cui denunciare l’impossibilità di permettersi Milano. La città celebrata per la sua attrattività viene contestata da chi vorrebbe studiarci e scopre di non poter sostenere il conto.
Naturalmente un sindaco non stabilisce da solo il prezzo degli affitti. Le responsabilità coinvolgono livelli diversi: Stato, Regione, università, operatori immobiliari e amministrazione comunale. Ma questa distribuzione delle competenze non può diventare una comoda dissoluzione delle responsabilità. Governare una città significa anche misurare gli effetti delle sue trasformazioni e chiedersi se alla crescita del valore immobiliare corrisponda una possibilità reale di abitarla.
Il punto non è rimpiangere le aree abbandonate o considerare ogni investimento privato un sopruso. Riqualificare è necessario, costruire nuovi alloggi può aumentare l’offerta, rendere Milano attrattiva è un obiettivo legittimo. Il problema nasce quando l’attrattività viene trattata come una risposta sufficiente anche alla questione sociale. Una città può attirare capitali e, contemporaneamente, diventare proibitiva per studenti, giovani lavoratori e famiglie del ceto medio. Il successo della prima operazione non risolve automaticamente il fallimento della seconda.
Gli universitari chiedono due miliardi per rendere gratuita l’università e almeno 23 milioni per coprire le borse di studio di tutti gli idonei in Lombardia. Richieste sulle quali discutere nel merito, ma che non esauriscono il problema milanese. Anche un’università senza tasse resta difficilmente accessibile se una famiglia non riesce a pagare la stanza. Servono alloggi a prezzi sostenibili, recupero degli immobili inutilizzati, tempi certi per realizzare le residenze e condizioni verificabili di accessibilità quando vengono impiegate risorse pubbliche.
La protesta delle tende rende quindi visibile una frattura che il centrosinistra dovrebbe affrontare senza rifugiarsi nelle formule di rito. Da una parte la sinistra che rivendica il diritto alla città; dall’altra quella che la città la governa e deve rispondere dei risultati. Agli studenti non basta sentirsi dire che il problema è serio. E ai milanesi non basta un’altra fotografia dei grattacieli. Se per abitare nella città delle opportunità occorre essere già benestanti, il problema riguarda anche chi quelle opportunità promette di renderle accessibili a tutti.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.