l Consiglio comunale di Milano ha approvato una mozione per chiedere l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace ai “bambini di Gaza” e, come specificato dall’integrazione al testo, a tutta “l’infanzia in guerra”. L’iniziativa, presentata durante la seduta di lunedì 5 ottobre da Paolo Petracca (ex lista civica Giuseppe Sala) e sostenuta dalla giunta, ha ottenuto 24 voti favorevoli, un voto contrario e un’astensione, mentre diversi consiglieri di maggioranza e opposizione hanno scelto di non partecipare al voto.
Nonostante le regole del Comitato Nobel non consentano di premiare categorie generiche o un’intera collettività non strutturata, la mozione si inserisce nel solco della campagna promossa dal quotidiano Avvenire ed è supportata dalle tutele previste dall’articolo 38 della Carta dei diritti del fanciullo dell’ONU. Per il promotore Petracca, il documento rappresenta “un atto di civiltà e un segno di quale Milano vogliamo costruire”.
Le perplessità da sinistra: “Un atto solo simbolico”
Non sono mancate le obiezioni da entrambi i lati dell’emiciclo. Da sinistra e dall’area ecologista, l’iniziativa è stata considerata del tutto priva di impatto reale. Francesca Cucchiara (Verdi) ha evidenziato la contraddizione tra l’approvazione di questo testo e la recente bocciatura delle proposte volte a sospendere il gemellaggio con Tel Aviv o ad interrompere i rapporti economici con Israele, definendo la richiesta del Nobel come un gesto puramente di facciata. Dello stesso parere Enrico Fedrighini (Gruppo Misto), secondo cui il documento “conta meno di nulla” sul piano materiale e politico.
Le critiche del centrodestra e l’esclusione di Hamas
Sul fronte opposto, diversi esponenti hanno stigmatizzato il fatto che il documento non menzioni le responsabilità di Hamas nel conflitto. Manfredi Palmeri (Lista Bernardo) ha contestato l’impostazione della mozione, respingendo le accuse di genocidio e apartheid rivolte a Israele.
Dubbi e cautele sono stati espressi anche dai riformisti Daniele Nahum e Gianmaria Radice, i quali hanno sottolineato il rischio di generare ulteriori tensioni in città e proposto di allargare il riconoscimento a tutti i minori coinvolti nelle guerre attive nel mondo — compresi i bambini ucraini, siriani, sudanesi, nigeriani e le vittime israeliane dell’attacco del 7 ottobre 2023 — per evitare di creare “una graduatoria del dolore”. Sulla stessa linea Mariangela Padalino (Noi Moderati), che si è astenuta chiedendo di tutelare indistintamente tutte le giovani vittime dei conflitti.
Un’adesione a titolo personale in Fratelli d’Italia
In controtendenza rispetto alla linea prevalente del centrodestra, il consigliere Michele Mardegan (FdI) ha sottoscritto e votato il documento. Mardegan ha difeso la propria scelta definendo la proposta “un’iniziativa lodevole” e spiegando che il valore simbolico va inteso come esteso a tutti i minori vittime di violenze ingiustificate, al di fuori dei dibattiti geopolitici e delle polemiche sulle relazioni della città con Tel Aviv.
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