Ieri sera in via Rizzoli 13, sede ormai ufficiale del Lambretta, nonostante le carte dicano altro, è andato in scena l’ennesimo comizio. La campagna elettorale per le comunali la apre Francesca Albanese, perché fare di Milano la nuova Gaza pare il grande obiettivo di questa gente.
Il discorso si è aperto con una lunga digressione sull’occupazione illegale di uno spazio altrui, fondato su pretese assurde, l’applicazione ideologica del diritto, non poca intimidazione e la sostanziale complicità delle autorità che dovrebbero difendere il diritto dei più deboli. Poi, finito di parlare della nascita del Lambretta e del suo trasferimento in via Rizzoli, è iniziato il consueto repertorio della Albanese su Israele. La quale, ancora una volta, non ha mancato di farci sapere l’equilibrato e per nulla sovversivo punto di vista della Repubblica Islamica dell’Iran sull’assetto internazionale a cui Milano dovrebbe aderire.
Naturalmente, per ribadire chi comanda, i coloni del Lambretta hanno provveduto a ribadire ai residenti che là si applica la loro legge. Hanno, infatti, ridipinto completamente a caso, una scalinata comune con una bandiera Palestinese. Senza chiedere, senza discutere, senza alcun confronto democratico. Si sono semplicemente annessi un altro pezzo di giardino. Tanto chi può protestare, visto il monopolio della forza?
Peraltro in quei locali non si dovrebbe poter fare politica. Ma se glielo fai notare sei un antisemita (la Albanese ha colonizzato pure quella parola). Se protesti vieni escluso dal dibattito collettivo, perché il buonismo globale ti silenzia. Verrebbe quasi da sperare che tutti gli occhi della città si concentrassero su questa ingiustizia. #TuttigliocchisuRizzoli forse non sarà il jiglior hashtag della storia, ma sarebbe corretto da lanciare.
Anche perché dopo questa orgia ideologica, restano i danni: macchine parcheggiate senza alcun rispetto per quelle dei residenti (sì, i compagni possono muoversi in macchina), notti insonni e rifiuti ovunque. Alcuni persino sotto il palco. Insomma, i residenti storici, vistisi espropriati di un altro pezzo delle proprie case, non possono reagire.
Il sospetto che l’estrema sinistra condanni Israele (inventando quando necessario) perché fa tutto quello che vorrebbero fare anche loro, senza riuscirci, qui è molto forte. E non certo a torto.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.