Sono fotografate di spalle, davanti al mare.
Francesca e Vittoria non guardano l’obiettivo. Non cercano un’espressione perfetta, non sanno ancora che qualcuno, un giorno, avrebbe osservato questa immagine provando a leggervi dentro il futuro.
Sono semplicemente lì. Giovani, vicine, con i piedi sulla sabbia e lo sguardo rivolto verso un orizzonte che sembra non finire mai.
Forse è proprio questa la fotografia più autentica dei loro anni: non un’immagine in posa, ma due ragazze ferme sulla soglia della vita. Dietro di loro c’è la terra conosciuta; davanti, il mare aperto. E in mezzo ci sono loro, con quella bellezza inconsapevole che appartiene soltanto a chi non sa ancora fino in fondo quanta meravigliosa strada percorrerà.
L’11 settembre Vittoria compirà diciotto anni. Diciotto. Un numero che gli adulti pronunciano con solennità, come se bastasse il trascorrere di una notte per diventare improvvisamente grandi. Ma quando si diventa davvero adulti? Quando si può firmare da soli? Quando si prende la prima decisione importante? Oppure quando si comprende che la libertà non consiste nel non avere limiti, ma nell’imparare a scegliere chi si vuole essere?
Cara Vittoria, i diciotto anni non ti chiederanno di avere già tutte le risposte. Ti consegneranno, piuttosto, il diritto di formulare le tue domande.
Non avere paura delle incertezze, perchè sono il modo attraverso il quale la vita ci costringe a cercare la nostra direzione. Conserva la tua sensibilità, difendi la tua autenticità e non permettere mai a nessuno di stabilire la misura dei tuoi sogni.
Ti auguro di diventare una donna libera. Non libera perché immune dalle paure, ma perché capace di attraversarle. Ti auguro di incontrare persone che sappiano riconoscere il tuo valore e, soprattutto, di imparare a riconoscerlo tu per prima. Ti auguro di non scegliere mai una strada solamente perché è la più semplice o quella che gli altri si aspettano da te.
E poi, accanto a Vittoria, in questa fotografia c’è Francesca.
Mia figlia.
Guardarla di spalle, davanti al mare, significa per me misurare tutta la distanza che esiste tra la bambina che è stata e la giovane donna che ora si prepara a camminare da sola. È una distanza brevissima e infinita.
Francesca quest’anno è tornata dal Canada. È partita ragazza ed è rientrata con uno sguardo diverso; più ampio, più consapevole, attraversato da mondi nuovi. A diciassette anni ha deciso di iscriversi all’ università. Ha scelto Giurisprudenza.
La stessa strada di sua madre.
Confesso che questa decisione mi emoziona in un modo difficile da spiegare. Non perché io desideri che ripeta la mia vita. Al contrario, spero che costruisca la sua. Non perché debba diventare come me, ma perché possa andare oltre me, correggere i miei errori, trovare parole nuove per difendere ciò che riterrà giusto.
Forse un giorno entrerà in un’aula di tribunale. Forse scoprirà che il diritto non è soltanto un insieme di regole, articoli e sentenze. È fatto di persone, di fragilità, di conflitti, di responsabilità. È il tentativo, spesso imperfetto, di rimettere ordine dove la vita ha creato una ferita.
Francesca, vorrei che tu affrontassi questo percorso senza sentire il peso della mia storia. Giurisprudenza potrà essere un punto che ci unisce, ma non dovrà mai diventare una strada già tracciata. Cerca la tua voce. Difendi le tue idee, anche quando saranno diverse dalle mie. Sii rigorosa, ma non perdere la capacità di commuoverti. Studia le norme, ma non dimenticare mai gli esseri umani che vivono dietro ogni fascicolo.
Sono orgogliosa di te. Lo sono per la scelta che hai compiuto, ma ancora di più per il coraggio con cui sei partita, sei tornata e hai deciso di ricominciare. Ti adoro per ciò che sei oggi e per tutte le donne che potrai diventare.
Vittoria e Francesca, tra pochi giorni le vostre vite cambieranno. Arriveranno i diciotto anni, l’università, le prime vere scelte, la sensazione vertiginosa di avere il mondo davanti. E mi piace pensare che questa fotografia resterà a ricordarvi chi eravate: due ragazze davanti al mare, vicine, mentre il futuro non aveva ancora un nome.
La vita, in fondo, somiglia proprio al mare che state guardando. Può essere calma e luminosa, ma anche improvvisa, inquieta, difficile da attraversare. Non potrete comandarne le onde. Potrete, però, imparare a non temerle.
A te, Vittoria, dedico queste parole nel giorno in cui la legge ti chiamerà adulta, anche se il cuore avrà ancora bisogno del suo tempo. Che i tuoi diciotto anni siano l’inizio di una vita scelta, sentita, pienamente tua.
A te, Francesca, affido l’emozione di una madre che ti vede avanzare verso la sua stessa materia, ma verso un destino che dovrà appartenere soltanto a te.
E a entrambe auguro di non smettere mai di cercare l’orizzonte.
Perché diventare grandi non significa sapere già dove si arriverà. Significa avere il coraggio di entrare nel mare.
Avv. Simona Maruccio

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.