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Il debito di Sala lo pagano due volte i milanesi

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Matteo Renzi elogia Giuseppe Sala per avere ridotto il debito del Comune di Milano. Il dato, preso da solo, esiste: tra il 2016 e il 2025 l’indebitamento diretto di Palazzo Marino è passato da 3,923 a 3,132 miliardi di euro, con una diminuzione di circa 791 milioni. Ma dietro una cifra apparentemente virtuosa c’è una realtà molto meno brillante. È facile ridurre il debito se, contemporaneamente, si comprimono i servizi e si trasferisce una parte crescente degli investimenti e dell’indebitamento sulle società partecipate.

Il confronto più preciso riguarda il periodo tra il 2021 e il 2024. In questi tre anni il debito diretto del Comune è diminuito di 327 milioni, pari all’8,9%. Nello stesso periodo i corrispettivi dei principali contratti di servizio storici sono cresciuti nominalmente di appena l’1,6%, mentre l’inflazione cumulata ha raggiunto circa il 15-16%. In termini reali, quindi, le risorse destinate ai servizi sono diminuite di circa il 12%.

Per mantenere invariato il valore economico dei contratti del 2021, nel 2024 sarebbero serviti circa 128 milioni in più. Rapportato ai 327 milioni di riduzione del debito, significa che la compressione reale dei servizi equivale a circa il 39% del risultato celebrato da Renzi. Non vuol dire che esista un bonifico diretto dai servizi ai creditori del Comune, ma descrive bene il prezzo pagato dalla città per presentare conti formalmente migliori.

Il caso più evidente è quello di ATM. Il rapporto economico con il Comune è passato da circa 731 a 759 milioni: un aumento nominale inferiore al 4% in tre anni, quindi molto al di sotto dell’inflazione. In termini reali le risorse sono diminuite di circa il 10%, mentre cittadini e lavoratori hanno dovuto fare i conti con costi crescenti, mezzi affollati, soppressioni, manutenzioni e una rete sempre più difficile da sostenere.

Milano Ristorazione è passata da quasi 80 a circa 70 milioni, mentre Milanosport è scesa da 7,4 a poco più di 5 milioni. Anche il valore dei rapporti con A2A, che comprendono raccolta dei rifiuti, spazzamento e illuminazione pubblica, è rimasto sostanzialmente fermo in termini nominali. Non sorprende, allora, che i milanesi vedano una città più sporca, impianti in difficoltà e servizi che non tengono il passo con i costi e con le esigenze di una metropoli.

Dove la spesa cresce, lo fa soprattutto per l’apertura della M4 e per l’ampliamento degli affidamenti a MM. Non si tratta quindi di un rafforzamento generalizzato dei servizi esistenti, ma dell’aggiunta di nuove funzioni a un sistema che, nel suo complesso, dispone di meno risorse reali.

C’è poi il secondo conto presentato ai milanesi. Nonostante la diminuzione del capitale, gli interessi pagati dal Comune sono saliti da circa 120 milioni nel 2016 a quasi 138 milioni nel 2025. Il debito si riduce, ma costa di più. Nel frattempo diverse rinegoziazioni hanno spostato scadenze fino al 2038 e al 2043, rinviando nel tempo parte degli oneri.

Guardando poi al bilancio consolidato, la narrazione diventa ancora più fragile. Tra il 2021 e il 2024 la componente di debito riferibile al Comune è diminuita, ma quella delle società consolidate è aumentata di circa 287 milioni. Il debito finanziario dell’intero Gruppo Comune di Milano è cresciuto di circa 137 milioni. Il miglioramento esiste quindi soprattutto nel bilancio individuale di Palazzo Marino, molto meno nell’insieme delle strutture pubbliche attraverso le quali vengono amministrati servizi e investimenti.

I milanesi pagano così il debito due volte: la prima attraverso servizi finanziati meno dell’inflazione, la seconda attraverso interessi diventati più pesanti nonostante la riduzione dello stock. E una parte dell’esposizione continua a vivere nei bilanci delle partecipate.

Renzi può certamente elogiare Sala. Ma prima di trasformare un numero in un successo politico bisognerebbe chiedersi come sia stato ottenuto e chi ne abbia sostenuto il costo. Ridurre il debito è una buona cosa quando deriva da maggiore efficienza, crescita delle entrate e migliore amministrazione. Lo è molto meno quando il risultato viene costruito impoverendo i servizi, allungando le scadenze e lasciando crescere l’indebitamento del gruppo comunale.

I conti possono anche tornare. Il problema è che il conto finale arriva sempre ai milanesi.

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