Davanti a una tragedia da 41 morti e 115 feriti, non possono esistere scudi burocratici o confini geografici. La decisione della Procura di Sion di respingere la richiesta dello Stato italiano di costituirsi parte civile nel processo sul rogo di Capodanno al bar “Le Constellation” è uno schiaffo inaccettabile alla memoria delle vittime e alle nostre istituzioni. Sostenere che la cittadinanza delle vittime e le spese di soccorso non rappresentino un “danno diretto” è un esercizio di formalismo anacronistico. Da legislatrice e da donna di legge, faccio presente che l’Italia non sta chiedendo un favore alla Svizzera, ma pretende il rispetto del diritto europeo. Per questo la reazione delle nostre istituzioni è stata immediata e coordinata
Il ricorso formale è già stato depositato presso il Tribunale d’appello del Canton Vallese. Sottolineiamo le violazioni della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU): l’Articolo 2 impone indagini trasparenti e cooperazione transfrontaliera quando ci sono funzionari pubblici indagati. I cavilli procedurali non possono sbarrare la porta alla giustizia. La Regione Lombardia si sta muovendo su un binario parallelo e pragmatico, presentando il conto esatto delle spese sanitarie sostenute per curare i tantissimi feriti nei nostri ospedali d’eccellenza. Una strategia a tenaglia che colpisce sul piano della sovranità e del danno patrimoniale. Se la magistratura elvetica pensa di fermare la richiesta di verità italiana dietro il paravento di un vizio di forma, sappia che siamo pronti a portare questa battaglia fino alla Corte di Strasburgo. Le istituzioni italiane e la Regione Lombardia difenderanno i propri cittadini in ogni sede. La ricerca della verità non si accetta che venga negoziata
Milano Post è edito dalla Società Editoriale Nuova Milano Post S.r.l.s , con sede in via Giambellino, 60-20147 Milano.
C.F/P.IVA 9296810964 R.E.A. MI – 2081845