Io e Piera stiamo facendo una passeggiata. È una di quelle sere d’estate in cui il porto conserva la luce e il tempo sembra rallentare. Entriamo da Farmaldia quasi per caso e ci fermiamo ad ascoltare il Dott. Giovanni Trezza, che ci illustra MIAMO, il marchio italiano di cosmetici funzionali nato dall’incontro tra due generazioni di farmaciste, Elena Aceto di Capriglia e Camilla D’Antonio.
Tradizione e innovazione. Esperienza e ricerca. Due generazioni che non si sostituiscono, ma si completano.
Poi leggo una frase: “Trova sempre il tempo per amarti.”
La rileggo. Ci sono parole che incontriamo ogni giorno ed altre che sembrano aspettarci. Arrivano quando siamo finalmente pronte a comprenderle, magari dopo un cambiamento, una fatica o un tratto di strada durante il quale abbiamo dedicato agli altri quasi tutto ciò che avevamo.
Guardo Piera. Alcune amicizie servono proprio a questo, a ricordarci chi siamo quando la vita ci ha distratte da noi stesse.
Poco distante c’è Francesca. Dopo il suo anno in Canada, averla di nuovo accanto rende quella frase ancora più intensa e comprendo quanto sia facile considerare scontati i momenti che, quando ci mancano, diventano improvvisamente preziosissimi.
È allora che penso all’intelligenza artificiale. Può sembrare un collegamento insolito. Eppure MIAMO e l’intelligenza artificiale, quella sera, mi stanno parlando della stessa cosa: il tempo.
L’IA ce ne può fare risparmiare moltissimo, scrivendo le nostre e-mail, riassumendo documenti, analizzando dati, organizzando appuntamenti, pianificando viaggi e svolgendo in pochi secondi attività che prima richiedevano ore.
Ma mentre ascolto il Dott. Trezza e cammino accanto a Piera, mi pongo una domanda che riguarda anche me: che cosa farò davvero del tempo che l’intelligenza artificiale riuscirà a restituirmi?
Lo userò per vivere meglio o semplicemente per lavorare di più? Per fermarmi o per riempire immediatamente ogni spazio liberato?
Per fare una passeggiata con un’amica, ascoltare mia figlia, guardare il mare? Oppure permetterò che anche quel tempo venga trasformato in un’altra prestazione da offrire, misurare e rendicontare?
È il paradosso della nostra epoca; disponiamo degli strumenti più veloci mai creati, eppure continuiamo a ripetere di non avere tempo.
Le e-mail hanno accelerato le comunicazioni, ma oggi ne riceviamo centinaia. Gli smartphone hanno semplificato molte attività, ma ci hanno resi raggiungibili in ogni momento. Ora l’intelligenza artificiale può alleggerire le nostre giornate.
Il rischio è che ogni ora liberata venga immediatamente occupata da una nuova richiesta.
Per questo la frase di MIAMO mi sembra molto più di un messaggio dedicato alla cura della pelle.
“Trova sempre il tempo per amarti” è una piccola dichiarazione di libertà.
Significa riconoscere che non tutto il tempo deve essere utile, produttivo o visibile agli altri. Una passeggiata con un’amica non deve servire a costruire un progetto. Una serata con una figlia non deve essere raccontata per acquistare valore. Fermarsi non significa rimanere indietro.
Amarsi vuol dire anche sottrarre una parte della propria vita all’obbligo di dimostrare continuamente qualcosa.
L’intelligenza artificiale può indicarci l’itinerario più veloce, ma non può sapere se quella sera abbiamo bisogno della strada più lunga.
Può ricordarci tutti gli appuntamenti, ma non può decidere quali persone meritino davvero il nostro tempo.
Può analizzare abitudini, preferenze e persino le tracce digitali delle nostre emozioni. Non può però guardarci allo specchio e domandarci se ci stiamo trattando con la stessa cura che riserviamo agli altri.
Gli algoritmi imparano a conoscerci attraverso ciò che cerchiamo, acquistiamo, leggiamo e guardiamo. Sanno quale prodotto potrebbe interessarci, quale musica ascoltiamo quando siamo tristi e in quale momento siamo più inclini a fare un acquisto.
A volte sembrano conoscerci benissimo. Ma conoscono le nostre tracce, non la nostra storia.
Possono riconoscere un’emozione, non provarla. Possono prevedere un comportamento, non comprenderne il significato. Non sanno che cosa accade dentro di noi quando una frase incontrata quasi per caso raggiunge il punto esatto in cui avevamo bisogno di sentirla.
MIAMO nasce dal dialogo tra esperienza e innovazione. Forse è proprio questa la direzione che dovremmo indicare anche all’intelligenza artificiale: non cancellare ciò che siamo, ma aiutarci a prendercene cura.
La tecnologia migliore non sarà quella che ci renderà soltanto più efficienti. Sarà quella capace di restituirci lo spazio per essere fragili, curiosi, imperfetti. Quella che svolgerà al nostro posto le attività ripetitive senza trasformare il tempo recuperato in una nuova unità di produzione.
Dovrebbe aiutarci a vivere, non soltanto a correre più velocemente.
Riprendiamo la nostra passeggiata. Piera cammina accanto a me; Francesca, Vittoria ed Edoardo ci aspettano.
Quella sera a Puntaldia, MIAMO non mi ha parlato soltanto di bellezza. Mi ha ricordato qualcosa di molto più importante ovvero che il tempo per amare gli altri riusciamo quasi sempre a trovarlo. La vera rivoluzione è imparare a riservarne un po’ anche a noi.
Avv. Simona Maruccio

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.