Uno, ingenuamente, crede che se un partito mette “democratico”, come nel caso del PD, nel nome, beh, sarà più portato al confronto. Come dire, se ti dici democratico, tenterai di esserlo anche nella realtà, no? Macché. Ne abbiamo avuto prova in Municipio 3 in questi giorni sul delicato tema del Regolamento del Verde di Milano. Ovvero quel documento che si propone l’altissimo obiettivo di rendere Milano una città per artropodi. Si tutelano le blatte, ma ci si disinteressa di bambini, cani e allergici. Tutte categorie che, evidentemente, per i Verdi vengono dopo gli aracnidi e le zanzare. Bene, vista la gravità della cosa il capogruppo di FdI, Maurizio Gussoni, ha chiesto che almeno se ne discutesse a viso aperto e di persona.
No, scherziamo. Abbiamo fatto il bilancio in persona. Una pratica meramente formale, inemendabile, che si poteva pure fare da remoto. Ma il Regolamento del Verde, il PD ha imposto si discutesse da remoto. Contando, evidentemente, di fare in fretta e andare tutti in vacanza. Conti, purtroppo per loro, molto sbagliati. Come preavvisato, il gruppo di FdI ha presentato 224 emendamenti che, se discussi online, avrebbero richiesto 37 ore, cioè tra i cinque e i dieci consigli. Una volta presentati abbiamo offerto alla maggioranza di Municipio di ridurli se avessero accettato di discuterne a settembre.
Niente da fare, il parere scadeva il 27 luglio. Ora, capiamoci, i pareri di cose da votare comunque a settembre non sono yogurt freschi, non scadono. Si possono dare fino al minuto prima del voto e hanno lo stesso risultato politico. Nessuno, solitamente, perché a questa giunta del decentramento non importa nulla. In ogni caso si va allo scontro: lunedì 27 vengono convocate 6 ore di consiglio. Nessuno si scompone, ci prepariamo al confronto democratico. Noi nel nome quella parola non ce l’abbiamo, quindi ci teniamo a difenderla per davvero.
In capigruppo il colpo di scena, la scadenza (inesistente) è stata posticipata al 10 settembre. Ora, sapendo che gli emendamenti sarebbero stati ridotti, chiunque con un minimo di rispetto per l’istituzione avrebbe aggiornato tutto dopo le vacanze. Ma si vede che il gettone piaceva, quindi siamo andati alla discussione. Forse qualcuno a sinistra credeva che non avremmo avuto la forza di resistere, che chi saremmo piegati. Altro enorme errore di valutazione. Senza battere ciglio e con sole tre pause, abbiamo discusso circa 40 emendamenti, senza battere ciglio e senza rispondere alle provocazioni.
Come la richiesta che noj potessi discutere gli emendamenti cofirmati perché, a detta della Lista Sala, la comunicazione della firma sarebbe arrivata fuori termine massimo. Per fortuna la Presidente del Consiglio, capita la situazione, ha risolto con saggezza la cosa. E noi, con massima serenità, abbiamo preteso la rigida applicazione del regolamento sulla chiusura della seduta. Che si è interrotta nel bel mezzo della discussione dell’ultimo emendamento. D’altronde, chi di regolamento ferisce…
Insomma, la fiera dell’inutilità da parte della maggioranza più numerosa della città, che si è dovuta arrendere alla minoranza più piccola, ma non per questo meno agguerrita, di Milano. Ringrazio i colleghi Marelli, Boari, Ferrarese e Santoro, oltre naturalmente al capogruppo Gussoni, e a tutta la minoranza per la dimostrazione di determinazione nella difesa di quei valori che altri mettono nel simbolo. Mentre noi li abbiamo messi in pratica, a difesa dei cittadini e dei loro diritti.
Ci vediamo a settembre, per dire ai colleghi di sinistra che Milano è dei milanesi, non degli insetti, dei ragni e dei ratti.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.