Milano, via Borgogna e largo Toscanini: il fallimento del verde pubblico senza sponsor

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A Milano il verde pubblico sembra splendere solo quando ci sono di mezzo gli sponsor privati. L’ennesima conferma arriva da via Borgogna e largo Arturo Toscanini, a due passi da San Babila: aree riconsegnate ai cittadini dopo i lunghi cantieri per il parcheggio interrato, ma già sprofondate in una preoccupante situazione di abbandono e incuria. Tra scelte progettuali che privilegiano il cemento e impianti di irrigazione automatici che non sembrano aver mai funzionato, il bilancio della riqualificazione è decisamente in rosso. Pubblichiamo in merito l’articolo di Urban File che fotografa perfettamente il problema

Possibile che a Milano il verde pubblico, quando non è sostenuto da sponsorizzazioni private finisca troppo spesso per scivolare nella solita sciatteria?

Ci troviamo in via Borgogna, dove lo scorso anno è stata restituita alla città l’area riqualificata di via Borgogna e parte di largo Arturo Toscanini, in zona San Babila, al termine del cantiere per la realizzazione del parcheggio interrato, avviato nel 2021.

Già osservando il risultato finale di via Borgogna e della rinnovata piazza San Babila avevamo espresso qualche perplessità, auspicando un intervento capace di dare maggiore spazio al verde. Invece, ancora una volta, il cemento sembra aver prevalso nelle scelte progettuali, relegando alberi e aiuole a un ruolo marginale.

Se un aspetto dell’intervento si può salvare, è forse largo Arturo Toscanini, dove gli alberi sembrano aver superato due estati torride e un inverno particolarmente mite. Ben diversa è invece la situazione delle minuscole aiuole di via Borgogna, che oggi appaiono in evidente stato di sofferenza. Eppure sono dotate del tanto decantato impianto di irrigazione automatico. Viene spontaneo chiedersi se sia mai entrato realmente in funzione: i tubicini, spesso visibili perché affiorano dal terreno, sembrano abbandonati, in alcuni punti danneggiati, e contribuiscono a trasmettere un senso di incuria.

Una provocazione viene quasi naturale: se il risultato doveva essere questo, non sarebbe stato quasi preferibile lasciare un parcheggio a raso? Almeno quella grande superficie di cemento e asfalto avrebbe avuto una funzione evidente, invece di essere accompagnata da aiuole impoverite e da qualche alberello stentato che fatica a valorizzare lo spazio pubblico.

Il confronto con la vicina via Mascagni è inevitabile. Anche lì, una ventina d’anni fa, fu realizzato un parcheggio interrato. Eppure il progetto dedicò molto più spazio alle aree verdi, che oggi, dopo due decenni, sono diventate alberature mature e rigogliose, dimostrando come sia possibile conciliare infrastrutture e qualità dello spazio urbano quando il verde viene considerato un elemento centrale del progetto e non un semplice riempitivo.

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