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Giustizia e informazione: a Perugia la procura vieta di indicare la nazionalità dei sospettati nei comunicati

Attualità

Il dibattito sul rapporto tra cronaca giudiziaria e trasparenza si accende in Umbria. Un nuovo regolamento sulla comunicazione istituzionale, varato dal procuratore generale di Perugia Sergio Sottani, introduce una stretta sulle informazioni relative all’origine dei soggetti sottoposti a indagini preliminari. La scelta ha sollevato immediate reazioni politiche e un annuncio di mobilitazione in Parlamento.

Le nuove regole per i comunicati della procura

La disposizione è contenuta all’interno del “Decalogo per la comunicazione istituzionale degli uffici requirenti del distretto”. Il punto centrale del documento stabilisce un principio chiaro:

«È fatto divieto di indicare la nazionalità, salvo che ciò risulti strettamente indispensabile per specifiche e motivate ragioni di interesse pubblico».

Il testo firmato da Sottani impone inoltre una forte linea di sobrietà per le fasi più delicate dell’attività giudiziaria. In caso di arresti o sequestri non ancora convalidati dal giudice, i comunicati dovranno limitarsi alla pura notizia dell’atto, specificando sempre la provvisorietà del provvedimento per non influenzare le decisioni dei magistrati giudicanti. Viene infine ribadito l’obbligo di garantire parità di accesso ai media, escludendo canali informativi privilegiati.

Lo scontro politico e l’interrogazione della Lega

La misura ha suscitato la netta contrarietà della Lega. Il segretario del partito in Umbria, Riccardo Augusto Marchetti, ha definito la scelta «un grave errore» e ha annunciato un’interrogazione parlamentare per fare luce sulla vicenda.

Secondo l’esponente leghista, l’omissione della nazionalità rappresenta un ostacolo alla completezza dell’informazione sulla sicurezza.

 Per Marchetti, la nazionalità è un dato oggettivo e non un giudizio di valore. Eliminarla dai testi ufficiali non modifica lo stato delle cose, ma riduce il livello di chiarezza verso i cittadini. Il deputato ha precisato che la tutela dell’indagato è un principio costituzionale indiscutibile, ma ha sottolineato che in questo caso non si tratta di anticipare condanne, bensì del diritto della collettività a ricevere un quadro informativo completo della realtà.

Il precedente oltremanica

La decisione della magistratura perugina richiama alla mente le linee guida adottate in passato nel Regno Unito. A Londra e in altre città britanniche, l’introduzione di regole simili volte a non esplicitare l’origine dei sospettati aveva alimentato lunghe polemiche. I critici avevano evidenziato un’applicazione asimmetrica della norma, con dettagli ampiamente diffusi quando i reati coinvolgevano cittadini britannici e maggiore riservatezza per gli stranieri, dinamica che ha poi portato a parziali ripensamenti sul modello comunicativo oltremanica.

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