Milano senza un sistema sociale di volontariato, sarebbe una tragedia per tanti a cui il Comune non provvede

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Che cosa succederebbe a Milano se non esistessero strutture, sistemi collaudati di intervento per le fasce bisognose della popolazione? Meraviglia la non esistenza di una rete pensata e realizzata dell’amministrazione comunale a cui pare non interessi l’aumento esponenziale negli ultimi anni di poveri e nuovi poveri.

 Un sistema di protezione sociale parallelo che sostiene l’assistenza pubblica molto deficitaria sul territorio di Milano, arrivando a mobilitare risorse per quasi 100 milioni di euro complessivi, trainato dagli 86,9 milioni di euro generati dal Consorzio Farsi Prossimo e dai circa 20 milioni del bilancio di Caritas Ambrosiana. È quanto emerge dai bilanci sociali e di sostenibilità relativi all’anno 2025 pubblicati dagli organismi del Sistema-Caritas, che denunciano apertamente le difficoltà delle istituzioni nel rispondere ai bisogni dei cittadini. I dati testimoniano un radicamento capillare in 901 parrocchie lombarde su 1.105 totali, con decine di migliaia di persone assistite nell’ultimo anno.

Come spiegato in una nota congiunta da Erica Tossani, codirettrice di Caritas Ambrosiana, e don Paolo Selmi, codirettore ed esponente della Fondazione Casa della Carità, “l’azione di queste realtà punta a integrare un welfare pubblico strutturato ma sovente in affanno, sopperendo a carenze dovute a insufficienti risorse economiche e a scelte politiche non sempre lungimiranti”. E Milano si è attrezzata con molte iniziative, facendo leva sulla generosità proverbiale dei milanesi tenendo fermo il principio che una città gode di un vero sviluppo se c’è uguaglianza sociale e possibilità di vita decorosa.

I dati:  Caritas Ambrosiana ha assistito direttamente quasi 45 mila persone attraverso i centri d’ascolto, i servizi per i senza dimora e i progetti contro la violenza sulle donne, sostenendo anche 84 progetti internazionali in 44 Paesi. A questa azione si affianca quella del Consorzio Farsi Prossimo, la principale rete di cooperazione sociale del sistema, impiegando 2.221 lavoratori e assistendo circa 300 mila utenti complessivi. Sul fronte dell’accoglienza cittadina, la Fondazione Casa della Carità di via Brambilla ha supportato oltre 6.300 persone, offrendo ospitalità a 481 persone e garantendo servizi diurni come docce e sportelli legali a più di 4.300 emarginati. Parallelamente, la Fondazione San Bernardino ha affrontato il nodo del sovraindebitamento e del contrasto all’usura assistendo 334 persone e deliberando finanziamenti per il risanamento dei debiti in 56 casi, per un valore di quasi 880 mila euro. Infine, la Fondazione San Carlo si è concentrata sull’emergenza abitativa e sull’inserimento professionale, gestendo oltre 350 alloggi nelle periferie milanesi per 320 famiglie vulnerabili e accogliendo 1.185 persone nelle proprie residenze, registrando anche un netto raddoppio dei pazienti sanitari ospitati a Casa Fatima.

La carità spicciola e organizzata non sogna grattacieli che divorino il cielo, ma la condivisione, la comprensione della vita quotidiana.

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