Una mostra a Palazzo Reale ripercorre l’intero itinerario artistico di Mario Raciti, celebrando il legame profondo tra l’artista e Milano, città in cui è nato e con cui ha intrecciato una relazione culturale e umana lunga oltre mezzo secolo. L’esposizione, promossa da Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Silvana Editoriale, è curata da Luca Pietro Nicoletti e sarà aperta al pubblico da oggi al 20 settembre prossimo con ingresso gratuito. Il progetto si inserisce nel ciclo che Palazzo Reale dedica ai “Maestri a Milano”, in continuità con le antologiche dedicate negli ultimi anni a Ruggero Savinio, Grazia Varisco e Valerio Adami.
“Con questa mostra Palazzo Reale rende omaggio a Mario Raciti, protagonista dell’astrazione italiana del secondo Novecento e artista profondamente legato alla nostra città – afferma l’assessore alla Cultura, Tommaso Sacchi -. Ripercorrerne la ricerca significa valorizzare un patrimonio culturale che appartiene alla città e offrire al pubblico l’occasione di riscoprire un percorso artistico di grande valore, confermando l’impegno di Milano nella promozione dell’arte contemporanea”. “Con circa cento opere provenienti dalle collezioni del Museo del Novecento di Milano, dal Mart di Rovereto e da collezioni private, la mostra a Palazzo Reale riavvolge idealmente il nastro della lunga avventura artistica di Mario Raciti, dai primi passi mossi negli anni Cinquanta fino alle produzioni più recenti, offrendo uno sguardo d’insieme sulla statura di uno dei protagonisti più sensibili della pittura italiana contemporanea. Nato a Milano nel 1934, Mario Raciti è considerato un maestro del post-informale. Dopo la laurea in giurisprudenza e l’avvio dell’attività legale, nei primi anni Sessanta decide di dedicarsi interamente alla pittura: una scelta radicale, sostenuta da una ricerca incessante che attraversa tutta la sua opera e che si traduce nel tentativo di dare forma a una dimensione ulteriore, sospesa tra realtà, memoria e visione”, spiega Palazzo Marino. “La mostra rende omaggio a una voce importante del Novecento, che ha saputo dare forma alle inquietudini profonde e allo smarrimento dell’uomo senza rinunciare a un quid di poesia, fra impulso psicologico e allegoria del profondo, in cerca di un ‘altrove’ – afferma il curatore.
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