Dall’8 giugno la stazione della metropolitana MM2 di Crescenzago ha chiuso i battenti. Resterà sbarrata per circa tre mesi per consentire i lavori di installazione di un nuovo ascensore. Un intervento importante, certo, ma che sta sollevando forti polemiche per le modalità con cui è stato pianificato ed eseguito.
A farsi portavoce del malcontento dei cittadini è il consigliere comunale di Milano Marco Cagnolati (FdI), che mette sotto accusa la gestione dei lavori da parte dell’amministrazione e di ATM.
Il nodo dei disagi: un intero quartiere isolato
“Nessuno mette in discussione l’importanza dell’accessibilità e dell’abbattimento delle barriere architettoniche. Gli ascensori servono e vanno realizzati”, premette Cagnolati.
Il problema centrale, secondo il consigliere, non è il fine, ma il mezzo. La domanda sorge infatti spontanea: è mai possibile che nel 2026 non si riesca a installare un ascensore senza dover chiudere completamente una stazione della metropolitana per un quarto d’anno?
La chiusura totale sta comportando enormi sacrifici per i residenti. Un intero quartiere si ritrova improvvisamente privato del suo principale collegamento con il resto della città, costretto a fare affidamento sui bus sostitutivi. Mezzi che, per quanto potenziati, non possono in alcun modo garantire la stessa velocità, frequenza e capacità di trasporto di una linea metropolitana.
I precedenti: da Cimiano a Udine, una gestione che si ripete
Il caso di Crescenzago, purtroppo, non rappresenta un fulmine a ciel sereno, ma si inserisce in un trend che preoccupa non poco i pendolari della linea verde. Cagnolati ricorda infatti i precedenti della zona:
-
Cimiano: l’anno scorso la stazione ha subito la medesima sorte, con una chiusura prolungata che ha stremato l’utenza.
-
Udine: una situazione paradossale dove, per la semplice sostituzione di una scala mobile, residenti e pendolari stanno aspettando risposte ormai da anni.
Questo scenario solleva un interrogativo inquietante per il futuro: se domani si decidesse di installare un ascensore anche a Udine, o in qualunque altra fermata della rete, si dovrà procedere ogni volta con altri tre mesi di blocco totale?
Servono soluzioni alternative e più efficienza
Secondo il consigliere di Fratelli d’Italia, questa vicenda è l’ennesima dimostrazione di una gestione della mobilità urbana che tende a scaricare i disagi esclusivamente sulle spalle dei cittadini, senza la capacità di programmare soluzioni alternative davvero efficaci.
L’accessibilità e l’inclusione sono diritti sacrosanti, ma deve esserlo altrettanto il diritto dei residenti a disporre di un servizio di trasporto pubblico efficiente e dignitoso anche durante lo svolgimento dei cantieri. La convivenza tra lavori di ammodernamento e continuità del servizio è possibile, e una metropoli come Milano ha il dovere di pretenderla.
Milano Post è edito dalla Società Editoriale Nuova Milano Post S.r.l.s , con sede in via Giambellino, 60-20147 Milano.
C.F/P.IVA 9296810964 R.E.A. MI – 2081845