Buongiorno ai lettori, il mondiale americano è ormai in piena corsa. Possiamo estrarne un primo riepilogo per capire che, dopo queste prime partite, emerge su tutte la sensazione che sia in corso una inversione di tendenza nelle gerarchie del calcio mondiale, che non offre più (con qualche eccezione, es. Germania-Curacao) sfide fortemente sbilanciate a favore delle big. Una volta si chiamavano “squadre materasso”, quelle esordienti nella competizione o comunque storicamente definite dilettanti per scarsità di comparizioni e risultati nei tornei internazionali. Oggi sembra non essere più così marcato il dislivello, anzi abbiamo visto arrancare vistosamente squadre date per favorite in partenza contro avversari come il Marocco, che ha messo in angustie il Brasile di Ancelotti (1-1) rischiando di vincere, o come l’Australia vincente contro la Turchia di Calhanoglu e Yildiz, per non parlare della Spagna di Yamal, Rodri e Fabian Ruiz, che non è andata oltre un pallido 0-0 al cospetto di Capo Verde. Anche tra quelle che hanno perso, non poche hanno comunque messo in difficoltà avversari più quotati almeno per una metà gara, dimostrando di aver maturato maggiori qualità tecniche, tattiche e di carattere, riuscendo a creare discrete fasi apprezzabili di gioco e andando anche in vantaggio per prime.
Il Senegal, altra squadra africana non più trascurabile, ha alzato bandiera bianca solo nel finale, dando prova di grande progresso mettendo in scacco per oltre un’ora la Francia di Mbappè e Dembelè, rischiando anche lei di andare in vantaggio nel primo tempo (clamoroso un palo pieno colpito da Diouf al 25′!).
Altra partita dal pronostico smentito, il Belgio di De Bruyne, De Ketelaere e Courtois che riesce a pareggiare con l’Egitto di Salah soltanto dopo un’ora, grazie ad un autogol propiziato da Lukaku, in campo da 15 secondi.
Qualche ora dopo questa prima parte di commento, si sono disputate comunque altre 3 partite che, almeno in parte, hanno riequilibrato le distanze tra big e piccole (o ex piccole) : Iraq-Norvegia 1-4 con Haaland sugli scudi, Argentina-Algeria 3-0 con tripletta di un Messi trentottenne ma ancora strepitoso, e Austria-Giordania 3-1 con gol di un ex Inter, Arnautovic. In conclusione, se è rimasto a secco CR7 con il suo Portogallo contro il Congo (1-1), tutti gli altri big del gol sono andati a segno, ultimo di ieri sera Harry Kane che con l’Inghilterra ha fatto la sua parte, segnando due gol alla Croazia (finale 4-2 per gli inglesi).
Queste le prime indicazioni certe di un mondiale dove sarà vietato distrarsi, anche per i fenomeni più acclamati, quindi dove potrà dirigersi il nostro pensiero da italiani ancora una volta (purtroppo) spettatori? Verso la sensazione che forse sono state evitate ulteriori amarezze e delusioni, perché osservando le partite disputate finora si ha la sensazione che sarebbe stato davvero complicato destreggiarsi, per gli azzurri, in un calcio popolato di squadre con giocatori che hanno messo in evidenza una serie di doti, non solo tecniche ma anche agonistiche e atletiche poco comuni nella nostra serie A. Auguriamoci quindi che, col nuovo corso della nostra nazionale, non cambi solo la dirigenza ma anche la mentalità e la disponibilità dei giocatori ad un approccio alle partite più determinato, vigoroso e positivo, abbandonando gli eccessivi tatticismi tipici di quel nostro calcio che ora ha assoluto bisogno di una poderosa cura ricostituente, a partire dal basso.
Ne vedremo qualche buon effetto già dalle qualificazioni per gli Europei? Non ci resta che attendere, e incrociare le dita…

