Il campo largo delle manette e delle tasse costruisce il suo programma

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Il programma elettorale del “campo largo” per le prossime elezioni politiche si sta delineando un tassello alla volta, e non serve un esperto di marketing per indovinare lo slogan: “Più tasse e più manette per tutti”. Più che a una coalizione di governo, dalle parti di Schlein, Fratoianni e Conte sembra di assistere alla nascita di un moderno “Comitato di salute pubblica”. Una deriva giacobina che ricalca il Terrore della Francia del 1793, con i tre leader nei panni di Robespierre, Saint-Just e Couthon, e Marco Travaglio nel ruolo di Merlin de Douai, pronto a redigere una nuova “Legge dei sospetti” basata su paranoie e teoremi immaginari.

A lanciare l’allarme su questa pericolosa svolta è anche Alessandro Sallusti, che in un editoriale su Libero ha messo a nudo la vera natura della coalizione. Secondo Sallusti, l’invidia sociale e il giustizialismo d’accatto sono gli unici veri collanti di un’alleanza altrimenti divisa su tutto. Dietro la facciata del progressismo si nasconde il solito vecchio vizio della sinistra: punire il successo economico con il fisco e liquidare il dissenso politico per via giudiziaria.

La furia manettara dell’opposizione e dei suoi scribi, d’altronde, è nei fatti. Non importa se Berlusconi è stato archiviato per la sesta volta dall’accusa di mafia: per loro resta un mafioso che l’ha franca. Non importa se la Procura generale di Milano, il ministro della Giustizia e il Capo dello Stato hanno documentato che Nicole Minetti ha diritto alla grazia: contano di più le parole di una massaggiatrice uruguaiana, perché l’importante è invocare gli arresti. Persino Milano, diventata una delle città più belle del mondo, viene messa sotto assedio: chi l’ha resa grande va punito, perché per il tribunale del sospetto deve esserci del marcio anche dove non c’è traccia di tangenti.

Poi c’è il capitolo fiscale, dove i ricchi tornano a essere la “razza bastarda” da colpire. L’obiettivo è una mega patrimoniale, come ribadito a Milano da Fratoianni e da Ilaria Salis in un convegno con il fior fiore del comunismo europeo. Come sottolinea Sallusti, il cittadino non è più un soggetto da tutelare, ma un potenziale evasore da spremere.

A chiudere il cerchio ci pensa un redivivo Beppe Grillo, uno che di pataccari se ne intende per averne fatti alcuni persino ministri. Rompendo un lungo silenzio, il fondatore dei Cinque Stelle ha liquidato così la neonata alleanza: «Se questa è l’alternativa al governo delle destre, povera Italia».

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