Attaccare i tassisti è facile, governare le città no: il paradosso dei moralisti social

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La voce dei tassisti

“È sempre curioso vedere politici e commentatori parlare dei tassisti come fossero il male assoluto del Paese, quasi che inflazione, precarietà, trasporti pubblici inefficienti e degrado urbano dipendano da chi lavora 12 ore al giorno in macchina.

La verità è che attaccare una categoria è facile: non richiede studio, non richiede soluzioni, basta trovare un bersaglio e ripetere slogan.

Definire ‘selvaggi’ lavoratori che pagano licenze, tasse, turni massacranti e che ogni giorno hanno a che fare con traffico, turismo, sicurezza e clienti di ogni tipo è l’ennesima dimostrazione di quanto certa politica viva di propaganda e non di realtà.

Fa sorridere poi sentir parlare di ‘corporazioni privilegiate’ da chi difende sistemi politici che campano di poltrone, clientele e privilegi veri. Il tassista invece è sempre il capro espiatorio perfetto: se piove è colpa dei taxi, se manca un servizio è colpa dei taxi, se una città è gestita male… ancora colpa dei taxi.

Nessuno dice che il settore sia perfetto, ma trasformare migliaia di lavoratori in caricature per fare applausi social è un atteggiamento miserabile.

Dietro ogni taxi c’è una persona che lavora, mantiene una famiglia e prova a offrire un servizio in città spesso amministrate malissimo proprio da quelli che oggi fanno i moralisti sui social.” Sveglia!

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