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Sondaggio su Milano, più che una rilevazione sembra un’operazione politica

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Il centrodestra “non contenderebbe” Palazzo Marino. E Pierfrancesco Majorino sarebbe oggi il candidato più forte per il centrosinistra, addirittura in grado di vincere al primo turno. È questa la narrazione che emerge dal sondaggio diffuso da YouTrend a un anno dalle elezioni comunali milanesi. Ma basta leggere con attenzione i numeri, e soprattutto ciò che manca nell’indagine, per capire che ci troviamo davanti a un’operazione dal forte sapore politico più che a una fotografia neutrale della realtà.

Il primo elemento riguarda la committenza. Il sondaggio è stato commissionato da Bovindo, società di comunicazione che in passato ha collaborato proprio con Majorino. Un dettaglio che, da solo, non sarebbe sufficiente a delegittimare il lavoro. Ma che assume un peso diverso quando il risultato finale coincide perfettamente con l’interesse politico di chi lo commissiona.

Anche il campione solleva più di una domanda. Le interviste sono 818, ma soprattutto colpisce il dato sulla partecipazione: risponde poco più della metà del campione contattato. Un livello di risposta che rende molto fragile qualsiasi pretesa di rappresentatività, soprattutto in una fase politica ancora lontana dal voto reale e caratterizzata da forte volatilità elettorale.

Poi ci sono le omissioni. Nel campo del centrodestra non viene indicato alcun nome reale. Nessun confronto diretto con possibili candidati concreti. Nessun test su figure che oggi catalizzano consenso nell’area conservatrice e civica. Non vengono sondati né Roberto Vannacci né Noi Moderati, che pure rappresentano segmenti politici presenti e riconoscibili nell’elettorato milanese. In pratica, Majorino viene fatto correre contro un avversario fantasma.

Non va meglio sul fronte opposto. Tra i candidati del centrosinistra compare Mario Calabresi, mentre manca completamente Anna Scavuzzo, attuale vicesindaca e unica figura che finora abbia pubblicamente manifestato disponibilità a candidarsi. Una scelta difficilmente comprensibile sul piano metodologico e politico.

Anche il dato sulle liste conferma la debolezza dell’impianto. Le civiche, che a Milano hanno storicamente un peso decisivo e spesso determinano gli equilibri finali, scompaiono completamente dalla rilevazione. È un’assenza enorme in una città dove il voto moderato, riformista e personale si muove spesso fuori dai contenitori tradizionali dei partiti.

Ma il numero più rilevante è forse quello che viene raccontato meno: il 44,7% degli elettori è composto da indecisi, astenuti o persone che non rispondono. Tradotto: quasi metà dell’elettorato milanese oggi non esprime alcuna scelta politica definita. Ed è proprio questo il dato che rende impossibile sostenere seriamente che la partita sia già chiusa.

In queste condizioni, parlare di Milano “non contendibile” per il centrodestra appare più come un messaggio politico che come una conclusione scientifica. Anzi, l’unico dato realmente non contendibile sembra essere proprio l’enorme area di incertezza presente nell’elettorato.

Per questo il sondaggio lascia una sensazione precisa: più che un’indagine demoscopica sembra un classico caso di “soccorso rosso”, costruito per orientare il dibattito pubblico e consolidare una candidatura precisa nel campo progressista. Ed è un peccato vedere un istituto spesso considerato serio prestarsi a un’operazione di questo tipo.

A un anno dal voto, Milano è tutt’altro che assegnata. E chi oggi prova a raccontarla come una partita già chiusa probabilmente sta facendo comunicazione politica, non analisi elettorale.

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