Milano, l’analisi Nomisma: il commercio di vicinato perde 755 negozi in dieci anni

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Mentre le botteghe storiche legate a cultura e abbigliamento scompaiono, si registra un paradosso economico: i prezzi di vendita degli immobili calano, ma i canoni d’affitto segnano un +16,1%. È quanto emerge dalla prima edizione dell’Osservatorio reciprocità e commercio locale curato da Nomisma.

La desertificazione commerciale in Lombardia

Il fenomeno della scomparsa dei negozi di quartiere sta ridisegnando il volto delle città italiane. Negli ultimi dieci anni, in Italia hanno chiuso oltre 86.000 attività. In Lombardia il bilancio è pesante, con quasi 13.000 cessazioni:

  • Brescia: tra le province più colpite con un calo del 13,7%.

  • Mantova: maglia nera regionale con un -19,9%.

  • Milano: registra un saldo negativo di 755 negozi (-1,3%). Sebbene la perdita percentuale sia più contenuta rispetto ad altri centri, il dato riflette una trasformazione profonda del tessuto urbano.

Secondo Francesco Capobianco di Nomisma, non si tratta solo di numeri, ma del rischio concreto di perdere i punti di riferimento delle comunità locali, indebolendo le relazioni sociali nei quartieri.

Cosa chiude e cosa resiste

L’analisi evidenzia una netta spaccatura tra i diversi settori merceologici:

  • In crisi: Le chiusure colpiscono soprattutto i negozi di cultura e svago, seguiti dal comparto tessile, abbigliamento e accessori.

  • In espansione: La ristorazione si conferma l’unico settore dinamico, capace di occupare gli spazi lasciati vuoti dal commercio tradizionale.

Il paradosso dei prezzi: vendita giù, affitti su

Il dato più sorprendente riguarda il mercato immobiliare commerciale. A livello nazionale, a fronte di un calo dei prezzi di acquisto (-9%), gli affitti sono cresciuti del 13%.

A Milano questa divergenza è ancora più marcata:

  1. Compravendite: Il valore degli immobili commerciali è diminuito mediamente del 7%.

  2. Locazioni: I canoni d’affitto sono esplosi, con un incremento del 16,1%.

Una sfida per il futuro

“La desertificazione mette in discussione l’idea stessa di città”, conclude Capobianco. Per salvaguardare la funzione economica e sociale delle botteghe, è necessario che istituzioni e privati collaborino per costruire reti di reciprocità che incentivino il consumo locale come leva di sviluppo territoriale.

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