Orsini (Confindustria) lancia l’allarme “L’industria europea è sotto attacco!”

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Orsini (Confindustria) lancia l’allarme “L’industria europea è sotto attacco. Con le esportazioni cinesi abbiamo perso 1 milione di posti di lavoro”

Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha lanciato un forte allarme sulla situazione economica europea: “L’industria europea è sotto attacco.”. L’intervento è avvenuto durante la presentazione del Rapporto di Previsione del Centro Studi dell’associazione, occasione in cui ha illustrato dati ritenuti particolarmente preoccupanti.

Secondo Orsini, la crescita delle esportazioni cinesi verso l’Europa – aumentate sensibilmente nell’ultimo anno. 

Ha avuto un impatto diretto sull’occupazione, contribuendo alla perdita di numerosi posti di lavoro tra diretti e indiretti. Una dinamica che, a suo giudizio, rappresenta chiaramente un processo di “Questo si chiama deindustrializzazione.”

A questa pressione esterna si aggiungono, secondo il presidente, politiche interne europee poco sostenibili per le imprese. In particolare critica il sistema ETS, ricordando che “Prendiamo l’ETS. È nato con uno scopo nobile: decarbonizzare.” ma sottolineando come il costo dei crediti sia aumentato drasticamente negli anni. A suo avviso, “Abbiamo fatto entrare la speculazione in un meccanismo che doveva servire a tutt’altro.” Il risultato è un forte squilibrio economico: le aziende italiane versano cifre molto elevate senza ricevere un ritorno adeguato: “I conti non tornano. E intanto le aziende se ne vanno.

Orsini porta l’esempio del distretto ceramico italiano, dove molte imprese stanno già pianificando di interrompere la produzione nazionale nei prossimi anni.

Il motivo principale è il costo dell’energia, molto più alto rispetto ad altri Paesi.  Per questo motivo diverse aziende stanno spostando gli investimenti all’estero, producendo in mercati più convenienti e reimportando poi i prodotti in Europa. Questo porta anche alla perdita dell’identità produttiva italiana, con merci che non riportano più il marchio nazionale.

Orsini evidenzia come questo fenomeno non comporti reali benefici ambientali: “Abbiamo decarbonizzato? No. Abbiamo solo delocalizzato le emissioni. E se questa è la direzione dell’Europa, noi non ci stiamo. Serve una linea chiara. Serve proteggere quelle industrie che hanno già fatto il massimo e che oggi non possono fare a meno del gas, perché alternative tecnologiche concrete ancora non esiston

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